Niente cittadinanza ai migranti, «perchè non la richiedono». Niente politiche serie di inclusione sociale, «perchè la maggior parte di loro prevede di tornare a casa». Ma non solo: selezioni all'ingresso sulla base di presunte «affinità culturali», e «riaffermazione» di una "nostra" non meglio definita identità culturale perchè «l'immigrazione pone a rischio le società che non si sanno difendere».
E' questo, in sintesi, il «Modello Italiano» per la gestione dell'immigrazione e per l'integrazione, verso cui il ministero italiano degli Interni (sic!) si sta esplicitamente muovendo.
E se fino ad oggi si poteva lamentare il fatto che l'Italia, al contrario dei grandi paesi di immigrazione, non avesse un modello su cui basare politiche coerenti di gestione dell'immigrazione e di inclusione dei migranti, oggi il problema è un altro: l'Italia si sta dando un modello, ma si tratta di un modello assolutamente demenziale.
E' questo, in sintesi, il «Modello Italiano» per la gestione dell'immigrazione e per l'integrazione, verso cui il ministero italiano degli Interni (sic!) si sta esplicitamente muovendo.
E se fino ad oggi si poteva lamentare il fatto che l'Italia, al contrario dei grandi paesi di immigrazione, non avesse un modello su cui basare politiche coerenti di gestione dell'immigrazione e di inclusione dei migranti, oggi il problema è un altro: l'Italia si sta dando un modello, ma si tratta di un modello assolutamente demenziale.



