A Moena, in Trentino, una festa raduna ogni anno centinaia di abitanti dolomitici vestiti da antichi ottomani che sfilano sotto decine di bandiere della Turchia moderna per celebrare un carnevale estivo fondato sulla leggenda di antichi incontri avvenuti attorno al 1683. Osservatorio Balcani e Caucaso racconta la storia surreale di una festa popolare (Un sultano nella Turchia trentina) che altro non è se non una scusa particolarmente fantasiosa, bizzarra e postmoderna per far festa, ma che nel frattempo ci ricorda che gli spostamenti di persone e le contaminazioni non sono nè una cosa recente, nè una cosa estranea alla provincia più profonda (alla sua storia e, ma più raramente, anche al suo immaginario).
Blog non allineato di Società e Culture in Movimento nell'Orizzonte del Finito
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venerdì 9 settembre 2011
mercoledì 13 aprile 2011
Foucault, la barba incolta e i consigli di stile di Silvio Berlusconi
Quache giorno fa, Silvio Berlusconi (nella sua veste di Tycoon, di archetipo dell'uomo di successo) ha intrattenuto una platea di "giovani talenti" con una piccola ma significativa lezione di stile.
Berlusconi, secondo Il Giornale, ha dispensato consigli tricologici ad alcuni degli studenti con calvizie incipiente, ha chiarito che su un abito blu non si mettono mai le scarpe marroni, che la cravatta «non deve spuntare da sotto la giacca» di cui «bisogna abbottonare solo i primi due bottoni» ,e ha spiegato di non gradire gli uomini con la barba, perché «nasconde il volto, come se si avesse una malformazione o si volesse celare qualcosa».
Il potere non è altro che la possibilità di influenzare gli altri, meglio ancora se in maniera dissimulata o apparentemente naturale. La capacità di controllare il corpo, cioè di imporre i canoni estetici modificando il modo in cui le persone valutano e percepiscono gli altri e loro stessi, è una delle ultime barriere, uno degli indicatori attraverso i quali possiamo capire quanto (fino a dove) un potere è padrone dei suoi sottoposti.
Queste mode imposte dall'alto non sono altro che il braccio armato di un potere così sconfinato ("egemonico") da riuscire a disciplinare addirittura il numero di bottoni della giacca che debbono essere allacciati. E' per questo che, nel tempo dell'inganno universale, anche tenere il bottone slacciato è un atto rivoluzionario.
mercoledì 9 marzo 2011
Dai nonluoghi alle aerotropoli, passando per la realtà
Federico Rampini dedica un articolo (talmente denso di notizie, nomi, citazioni, luoghi ed altri elementi superficiali da risultare quasi illeggibile ed allo stesso tempo poco cogente) alle "Aerotropoli", e cioè - in parole povere - all'evoluzione dei grandi scali aeroportuali internazionali che, nel tentativo di contendersi un flusso crescente di "pendolari globali" e di viaggiatori sulle lunghe distanze, si stanno trasformando sempre più in megalopoli globali in scala dotate di tutto trasformandosi in luoghi sempre più centrali. Vale la pena di rileggersi Augé.
Da spazi anonimi, "tecnici", freddi, cultureless, questi nonluoghi sembrano trasformarsi sempre più in enclave, in cittadelle di una cultura globale e reale che trascende i confini dello spazio senza indebolirsi e senza sfilacciarsi. Tutto il resto è periferia: anche le vecchie città sembrano scomparire, rese inutili e marginali, quasi una scoria, mentre l'economia e le mode saltano di aeroporto in aeroporto, di cittadella finanziaria in cittadella finanziaria, di McDonald's in McDonald's...
Ma c'è un ma. Come rilevato da Rowan Moore sull'Observer, "despite all this historic futurology, there seem to be quite a lot of boring old cities around still doing reasonably well". Attorno a questi nonluoghi ed al sensazionalismo futurista che li circonda, attorno agli uomini con la valigia ed ai miliardari globali sradicati, le relazioni ed i luoghi sopravvivono: sopravvivono i bar sottocasa, i ristoranti attivi da un secolo, i quartieri dormitorio, le stazioni balneari dove si ritrovano ogni anno le stesse persone, le associazioni di volontariato, le compagnie di teppistelli, gli aperitivi, le confraternite e le sette religiose.
I luoghi, silenziosamente, vincono sui nonluoghi; ed in gran parte dei casi, i nonluoghi sono una parentesi funzionale alle relazioni ed ai luoghi.
venerdì 4 marzo 2011
Anti-abortismo e retorica pro-life irresponsabile: L'esempio della Macedonia
Il governo macedone, attraversato da un generale "fanatico fervore religioso" (Osservatorio Balcani), ha intrapreso una campagna pubblicitaria per dissuadere i macedoni dalla pratica dell'aborto (tristemente diffusa, come in molti paesi ex-sovietici: 24 aborti ogni 100 nascite). Nel primo spot, una voce fuori campo elenca i possibili effetti collaterali e le conseguenze negative per la salute della donna provocate dall'aborto, mentre le immagini mostrano un bel bambino felice che si rotola in un lettone. Nel secondo spot, una ragazza comunica al compagno di aspettare un bambino, superando le titubanze e le obiezioni di lui raccontandogli con aria sognante che il bambino sarà probabilmente maschio, e che certamente somiglierà a lui.
Global Voices riporta le reazioni di diversi attivisti e blogger macedoni che lamentano, tra le tante cose, l'estrema superficialità del messaggio. "It would be normal not to promote abortion. However, the point of this campaign should be reducing the number of unwanted pregnancies, which can be done with another kind of campaign, but also with introduction of sexual education, providing state subsidies for contraceptives, de-stigmatization of oral contraception. Reducing the number of unwanted pregnancies would reduce the number of abortions". A colpire è soprattutto il secondo spot, che sembra un'apologia della genitorialità irresponsabile.
"If there’s any message to this commercial, than it is that two immature individuals, without any conditions to raise children, as a rule, make a totally wrong decision. First they’ll lock themselves indoors forever, but will ruin the life of the innocent child…" commenta un altro blogger.
Inutile dire che tanto la sostanza quanto la forma retorica risultano, anche su questa sponda del Mediterraneo, sorprendentemente familiari.
giovedì 3 marzo 2011
L'abuso di porno provoca l'anoressia sessuale?
Calo del desiderio e incapacità di legare sessualità ed affettività: secondo la Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità, citata dall'Espresso, sarebbero questi i risultati del frequente e precoce accesso dei giovanissimi alla pornografia online. "Nei ragazzini sovraesposti a immagini e video hard si interrompe il processo che integra le pulsioni all'affettività. Si vivono solo esperienze ripetute, banali e spesso violente che inducono gradualmente da una parte assuefazione, dall'altra disinteresse verso alcuni aspetti vita reale. Fino a che si diventa appunto degli anoressici sessuali".
All'opposto, non si può però non rilevare come viviamo in una società nel quale il sesso riveste un ruolo sempre più centrale: le allusioni sessuali nel mondo dello spettacolo si moltiplicano, il sesso viene accreditato in quanto merce di scambio infallibile, l'universo erotico pubblico si popola di nuove suggestioni (burlesque), la pornografia diventa sempre più accessibile, l'idea di una sessualità puramente ricreativa si diffonde, l'erotismo fa il suo ingresso addirittura nei videogiochi. Che la crescita esponenziale di queste sollecitazioni possa davvero assuefare le persone al sesso, per renderlo poi gradualmente - in un qualche futuro - sempre meno centrale e sempre meno intrigante?
martedì 1 marzo 2011
L'esotismo nell'altro che fa all'amore
L'editrice Compagnia delle Lettere ha indetto un concorso, "Sensuali latenze", dedicato alla "poetica dell'altrove in una relazione erotica".
Secondo l'editrice, il "migrante" si caratterizza per un bagaglio culturale che influenza addirittura il linguaggio del corpo e quindi i modi secondo cui la sessualità viene espressa e praticata all'interno delle coppie miste. "Per ricostruire la sua nuova identità, per trovare l'equilibrio nella perenne oscillazione fra due mondi, fra nostalgia e speranza, (il migrante) ha estremo bisogno di relazioni, di calore e di affetto" si legge. "E così come nel suo modo di comunicare attraverso la lingua adottiva fa capolino la struttura rassicurante della lingua madre, nel suo modo di amare traspare un linguaggio del corpo nel quale è codificata una memoria culturale diversa". L'incontro tra questi modi diversi di vivere ed esprimere la sessualità (le latenze) è alla base della magia dell'eros multietnico* che Compagnia delle Lettere vuole investigare.
Il migrante, ci viene suggerito, è altro, cioè è diverso; è diverso da noi addirittura per come esprime e consuma la sua sessualità, e lo è in quanto tarato dalle sue origini culturali. Non fa all'amore in quanto Ibrahim, in quanto Josè, in quanto Ioana: fa all'amore (o all'opposto commette femminicidio) come un senegalese, come un ecuadoregno, come una moldava.
La Compagnia delle Lettere è mossa dai migliori principi, in questa come in tutte le altre iniziative. Ma l'impostazione di fondo è quella del razzismo differenzialista che imperversa per l'Europa: noi siamo così, loro sono cosà (e c'è poco da fare). L'unica differenza è che Compagnia delle Lettere parte da questo presupposto per promuovere - invece che la separazione e la non contaminazione - il métissage, portando l'attenzione addirittura sull'atto finale della contaminazione (cioè la sessualita e la riproduzione, che è compenetrazione prima e fusione dei patrimoni poi). Non è certo un dettaglio; ma è l'unico elemento che distingue questa visione da quella di un qualsiasi Borghezio.
Per quanto mi riguarda, è molto più eccitante partire dal presupposto che l'altro/a non esiste in quanto espressione prona di un retaggio, ma in quanto individuo nella sua mutevole unicità.
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* L'altro è anche lo spazio della proiezione della fantasia e del desiderio; niente di strano nel fatto che moltissime persone possano riscontrare questa differenza.
lunedì 28 febbraio 2011
Della flexisexuality, e delle parodie pop delle Scienze Sociali
Il Corriere della Sera introduce in Italia la notizia secondo la quale, genericamente oltreoceano, sarebbe stato coniato il termine Flexisexual in risposta al comportamento, sempre più diffuso tra le ragazze eterosessuali, di baciare amiche dello stesso sesso.
"Se la prima decade del ventunesimo secolo sarà ricordata per le profonde trasformazioni nell'immagine dell'uomo (si è passati dal metrosexual - l'uomo eterosessuale, metropolitano e curatissimo nell'aspetto - all'ubersexual - virile, elegante e sicuro di sé - fino ad arrivare ai più moderni heteropolitan - uomini con un fisico da urlo e modi da bravo ragazzo) l'inizio della seconda decade di questo secolo è caratterizzata dall'emergere di una nuova figura femminile: la donna flexisexual. Come ha raccontato in un lungo articolo il sito web dell'Abc questo tipo di donna è attratta profondamente dalla bellezza femminile e ama frequentare ragazze carine e sexy. Tuttavia non è né lesbica, né bisessuale, ma continua a preferire sessualmente gli uomini".
Gli elementi che rendono questo genere di narrazione una parodia integrale delle scienze sociali sono diversi: l'abuso di etichette e di definizioni sintetiche; l'utilizzo di testimonianze e di pareri di "esperti" assolutamente inconsistenti; l'utilizzo dei personaggi e degli elementi del pantheon del mondo vip a sostegno delle argomentazioni; l'impressione, accuratamente costruita, di avere a che fare ogni volta con un cambiamento epocale e in qualche modo endemico. Il peccato è che, queste parodie, tolgono autorevolezza a coloro che vorrebbero studiare seriamente queste cose lasciando sul terreno numerose vittime collaterali (nel caso specifico, per esempio, le vere bi- e omo-sessuali - come minimo ridicolizzate).
Ci sono però due elementi interessanti. Da una parte, questi articoli colgono - seppur in maniera ridicola - dei trend latenti: in generale, una confusione almeno superficiale delle barriere tra i generi e, nel caso specifico, la graduale trasformazione di alcune innocenti e non disturbanti pratiche bi- e omo-sessuali in elemento di glamour ("non c'è nulla di sessuale, state tranquilli", assicura anche il Corriere). Dall'altra parte, questi articoli producono gli stessi comportamenti che sostengono essere diffusi educando alcuni, ed autorizzando altri a liberare queste loro pulsioni. Non dimentichiamo che, in un certo modo, se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.
venerdì 25 febbraio 2011
Danilo Mainardi e il beagle come campione di morale
In un'epoca di gretto individualismo, di povertà culturale e di questioni morali, di che cosa abbiamo bisogno se non di una storia edificante con protagonisti degli animali per commuoverci e per ri-educarci a riconoscere il giusto e lo sbagliato? Bene: il famoso etologo Danilo Mainardi, dalle pagine del Corriere, ci sovviene in aiuto con una storia di altruismo, eroismo e rettitudine animale.
Dello strano rapporto idealizzato che lega sempre più gli uomini agli animali (gli animali come fuga e come entità elementare su cui proiettare quegli aneliti un pò ingenui che non trovano spazio nel mondo reale), avevo parlato già in passato quando avevo visto in tv la Parietti sostenere che "gli animali hanno molta più umanità degli esseri umani". L'utilizzo di termini quali "eroismo", "amicizia", "altruismo", amore", o "bontà" per descrivere i comportamenti animali, umanizzandoli, non suona d'altra parte quasi più fuori luogo."La tendenza ad attribuire caratteristiche umane agli oggetti (o agli animali) è un modo per difenderci dall'ignoto, dalla solitudine e dagli imprevisti; è un tentativo di dare un senso a un mondo in gran parte privo di significato" scrive Douglas Fox sul New Scientist (lo trovate nell'edizione di Internazionale dello scorso venerdì, n.885).
giovedì 24 febbraio 2011
Sempre meno bagni pubblici. La questione dal punto di vista degli anziani
Il numero di bagni pubblici a disposizione dei cittadini è in costante calo, rileva il Guardian: il comune di Manchester, solo per fare un esempio, ha programmato la chiusura di tutti i bagni pubblici della città - escluso uno. Certo: centri commerciali, fast food, biblioteche e locali pubblici in generale, sembrano poter sopperire in molti casi a questa mancanza; allo stesso tempo, però, hanno orari di chiusura, non sono facilmente accessibili e ben distribuiti sul territorio (si pensi ai grandi parchi, alle passeggiate, o anche ai quartieri residenziali), o obbligano i soggetti a dover manifestare la loro condizione di disagio e debolezza per ottenere la chiave.
Il problema sembra particolarmente grave per gli anziani, che oltre ad una minore mobilità e ad una maggiore timidezza hanno frequenti problemi di incontinenza. Secondo uno studio commissionato da un gruppo inglese che si occupa di diritti degli anziani, il 52% degli anziani intervistati ha dichiarato che la carenza di bagni pubblici è una delle cause per cui essi decidono di uscire di casa meno di quanto desidererebbero. A prescindere da questo dato tendenzioso: la chiusura di bagni pubblici è davvero un problema serio, specie se dal punto di vista degli anziani? I risultati della ricerca quali-quantitativa condotta dall'associazione Help the Aged sono un buon punto di partenza per capire il mondo dei fruitori di bagni pubblici.
martedì 22 febbraio 2011
Matrimoni religiosi - gay tra i musulmani in Gran Bretagna
La BBC dedica spazio al mondo dei gay musulmani in Gran Bretagna, ed in particolare al fenomeno della celebrazione di matrimoni omosessuali religiosi ad opera di alcuni imam progressisti. Oltre a mostrare l'eterogeneità del mondo musulmano, nello specifico in contesto europeo, e ad accennare all'islamofobia diffusa anche nel mondo LGBT, l'articolo è particolarmente interessante perchè dedica spazio alla volontà, pur manifestata in maniera esplicita da una esigua minoranza, di conservare e ribadire la forma ed il significato del matrimonio anche e soprattutto nel suo significato religioso-culturale (le unioni civili sono state introdotte in UK nel 2005).
"I didn't really plan it, but it just really seemed like the way it was between us, I should try and keep it as pure as possible. That may sound strange being lesbians, but it felt like we should do it the most honourable way we could" racconta una protagonista. Giusto per ricordarci dell'ampio spettro di sensibilità che caratterizzano i vissuti dei moderni cittadini globali, e della molteplicità di visioni coerenti e degne - benché paradossali.
giovedì 10 febbraio 2011
Perché i Signorini a stelle e strisce stanno ancora con Obama?
Michelle Obama promossa in eleganza anche per l'Espresso, che dedica spazio ad un'intervista ad una delle più influenti giornaliste di moda del mondo, tale Kate Betts di Forbes, in uscita negli USA con un libro che intesse le lodi del look di Michelle.
Non è facile trovare, tra la cortina di nuvole di fumo e contraddizioni ("è stata intelligente a gestire il suo stile" ma allo stesso tempo "è naturale in tutto quello che fa") sollevata dalla Betts ad ogni risposta, una vera risposta alla domanda "perché tutti sostengono che Michelle Obama è alla moda"; l'unica risposta è che Michelle Obama è alla moda perché i più influenti commentatori dell'universo della moda e della "cultura popolare" hanno deciso, probabilmente in virtù di ciò che la famiglia Obama rappresenta ai loro occhi radical chic (e dell'innata tendenza dei pennivendoli di ogni latitutine a trasformare i potenti in icone), che Michelle Obama deve essere considerata alla moda.
Per capire il successo - anche nell'arena pop - degli Obama, dobbiamo capire cosa gli Obama rappresentano per l'ampio spettro dell'establishment culturale che si estende dal New Yorker fino ai rotocalchi rosa. Per capire l'Italia, dobbiamo capire invece perché i dandy de noantri, i Signorini e gli Sgarbi che pure ammiccano al cachemire di D'Alema e all'arte contemporanea, continuano al contrario a preferire Berlusconi ed il suo seguito di tamarri e bifolchi in cravatta verde.
Per capire il successo - anche nell'arena pop - degli Obama, dobbiamo capire cosa gli Obama rappresentano per l'ampio spettro dell'establishment culturale che si estende dal New Yorker fino ai rotocalchi rosa. Per capire l'Italia, dobbiamo capire invece perché i dandy de noantri, i Signorini e gli Sgarbi che pure ammiccano al cachemire di D'Alema e all'arte contemporanea, continuano al contrario a preferire Berlusconi ed il suo seguito di tamarri e bifolchi in cravatta verde.
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