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lunedì 29 agosto 2011

Teoria del resoconto di viaggio

E’ presuntuoso e pericoloso credere che i viaggi ci possano permettere di conoscere e comprendere veramente storie, persone e situazioni.

Per prima cosa, i luoghi che attraversiamo viaggiando sono spesso troppo complessi e troppo ingarbugliati per poter essere letti senza errori. In secondo luogo, il viaggiatore parte per l’esplorazione con un bagaglio pregresso di pre-giudizi, di conoscenze, di compagnie e di letture che orienteranno il suo sguardo una volta sul posto. Allo stesso tempo, lo sguardo del viaggiatore si trova una volta sul posto inevitabilmente abbagliato da troppe cose: non ultima, la ricerca di sé stesso e della risposta alle proprie domande ed esigenze parziali e particolari. Infine, gli stessi luoghi e le stesse persone che fanno da sfondo al viaggio tendono a mettersi di fronte al turista come “in posa”, allestendo a suo uso e consumo alcuni aspetti e lasciandone pudicamente oscuri altri. 

Ciò nonostante, colui che viaggia con gli occhi e con il cuore aperto ha l’opportunità di lasciarsi impregnare di sensazioni, di impressioni, di emozioni e di aneddoti, che si sedimentano fino a creare un punto di vista, un’interpretazione, una prospettiva che può contribuire – insieme alle altre – a comporre un’immagine più veritiera di quel mondo; un’immagine che può avere un qualche valore anche agli occhi del semplice lettore. Inoltre, colui che viaggia trasforma l’altrove altrimenti inconsistente ed astratto in qualcosa di vivo: popoli e storie, informazioni ed emozioni, entrano a far parte della biografia del viaggiatore e questo spazio popolato e reso concreto diventa un luogo di famiglia, spingendo il viaggiatore a ravvivare – una volta tornato alla vita “normale” – la conoscenza e la relazione con quell’altrove ora un po’ più reale.

La convinzione di aver capito e compreso porterà il viaggiatore che racconta ad ingannare il lettore (e sé stesso) rafforzando pregiudizi e semplificando in maniera avventata le cose. Al contrario, la consapevolezza di aver sviluppato una propria parziale visione delle cose aiuterà chi racconta ad alimentare il desiderio di capire ma anche la consapevolezza della complessità e della gravità delle cose e delle parole.

venerdì 4 marzo 2011

Anti-abortismo e retorica pro-life irresponsabile: L'esempio della Macedonia

Il governo macedone, attraversato da un generale "fanatico fervore religioso" (Osservatorio Balcani), ha intrapreso una campagna pubblicitaria per dissuadere i macedoni dalla pratica dell'aborto (tristemente diffusa, come in molti paesi ex-sovietici: 24 aborti ogni 100 nascite). Nel primo spot, una voce fuori campo elenca i possibili effetti collaterali e le conseguenze negative per la salute della donna provocate dall'aborto, mentre le immagini mostrano un bel bambino felice che si rotola in un lettone. Nel secondo spot, una ragazza comunica al compagno di aspettare un bambino, superando le titubanze e le obiezioni di lui  raccontandogli con aria sognante che il bambino sarà probabilmente maschio, e che certamente somiglierà a lui.

Global Voices riporta le reazioni di diversi attivisti e blogger macedoni che lamentano, tra le tante cose, l'estrema superficialità del messaggio. "It would be normal not to promote abortion. However, the point of this campaign should be reducing the number of unwanted pregnancies, which can be done with another kind of campaign, but also with introduction of sexual education, providing state subsidies for contraceptives, de-stigmatization of oral contraception. Reducing the number of unwanted pregnancies would reduce the number of abortions". A colpire è soprattutto il secondo spot, che sembra un'apologia della genitorialità irresponsabile.

"If there’s any message to this commercial, than it is that two immature individuals, without any conditions to raise children, as a rule, make a totally wrong decision. First they’ll lock themselves indoors forever, but will ruin the life of the innocent child…" commenta un altro blogger.

Inutile dire che tanto la sostanza quanto la forma retorica risultano, anche su questa sponda del Mediterraneo, sorprendentemente familiari.

lunedì 28 febbraio 2011

Della flexisexuality, e delle parodie pop delle Scienze Sociali

Il Corriere della Sera introduce in Italia la notizia secondo la quale, genericamente oltreoceano, sarebbe stato coniato il termine Flexisexual in risposta al comportamento, sempre più diffuso tra le ragazze eterosessuali, di baciare amiche dello stesso sesso.

"Se la prima decade del ventunesimo secolo sarà ricordata per le profonde trasformazioni nell'immagine dell'uomo (si è passati dal metrosexual - l'uomo eterosessuale, metropolitano e curatissimo nell'aspetto - all'ubersexual - virile, elegante e sicuro di sé - fino ad arrivare ai più moderni heteropolitan - uomini con un fisico da urlo e modi da bravo ragazzo) l'inizio della seconda decade di questo secolo è caratterizzata dall'emergere di una nuova figura femminile: la donna flexisexual. Come ha raccontato in un lungo articolo il sito web dell'Abc questo tipo di donna è attratta profondamente dalla bellezza femminile e ama frequentare ragazze carine e sexy. Tuttavia non è né lesbica, né bisessuale, ma continua a preferire sessualmente gli uomini".

Gli elementi che rendono questo genere di narrazione una parodia integrale delle scienze sociali sono diversi: l'abuso di etichette e di definizioni sintetiche; l'utilizzo di testimonianze e di pareri di "esperti" assolutamente inconsistenti; l'utilizzo dei personaggi e degli elementi del pantheon del mondo vip a sostegno delle argomentazioni; l'impressione, accuratamente costruita, di avere a che fare ogni volta con un cambiamento epocale e in qualche modo endemico. Il peccato è che, queste parodie, tolgono autorevolezza a coloro che vorrebbero studiare seriamente queste cose lasciando sul terreno numerose vittime collaterali (nel caso specifico, per esempio, le vere bi- e omo-sessuali - come minimo ridicolizzate).

Ci sono però due elementi interessanti. Da una parte, questi articoli colgono - seppur in maniera ridicola - dei trend latenti: in generale, una confusione almeno superficiale delle barriere tra i generi e, nel caso specifico, la graduale trasformazione di alcune innocenti e non disturbanti pratiche bi- e omo-sessuali in elemento di glamour ("non c'è nulla di sessuale, state tranquilli", assicura anche il Corriere). Dall'altra parte, questi articoli producono gli stessi comportamenti che sostengono essere diffusi educando alcuni, ed autorizzando altri a liberare queste loro pulsioni. Non dimentichiamo che, in un certo modo, se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.

venerdì 25 febbraio 2011

Danilo Mainardi e il beagle come campione di morale

In un'epoca di gretto individualismo, di povertà culturale e di questioni morali, di che cosa abbiamo bisogno se non di una storia edificante con protagonisti degli animali per commuoverci e per ri-educarci a riconoscere il giusto e lo sbagliato? Bene: il famoso etologo Danilo Mainardi, dalle pagine del Corriere, ci sovviene in aiuto con una storia di altruismo, eroismo e rettitudine animale. 

Dello strano rapporto idealizzato che lega sempre più gli uomini agli animali (gli animali come fuga e come entità elementare su cui proiettare quegli aneliti un pò ingenui che non trovano spazio nel mondo reale), avevo parlato già in passato quando avevo visto in tv la Parietti sostenere che "gli animali hanno molta più umanità degli esseri umani". L'utilizzo di termini quali "eroismo", "amicizia", "altruismo", amore", o "bontà" per descrivere i comportamenti animali, umanizzandoli, non suona d'altra parte quasi più fuori luogo."La tendenza ad attribuire caratteristiche umane agli oggetti (o agli animali) è un modo per difenderci dall'ignoto, dalla solitudine e dagli imprevisti; è un tentativo di dare un senso a un mondo in gran parte privo di significato" scrive Douglas Fox sul New Scientist (lo trovate nell'edizione di Internazionale dello scorso venerdì, n.885). 

giovedì 10 febbraio 2011

Perché i Signorini a stelle e strisce stanno ancora con Obama?

Michelle Obama promossa in eleganza anche per l'Espresso, che dedica spazio ad un'intervista ad una delle più influenti giornaliste di moda del mondo, tale Kate Betts di Forbes, in uscita negli USA con un libro che intesse le lodi del look di Michelle.

Non è facile trovare, tra la cortina di nuvole di fumo e contraddizioni ("è stata intelligente a gestire il suo stile" ma allo stesso tempo "è naturale in tutto quello che fa") sollevata dalla Betts ad ogni risposta, una vera risposta alla domanda "perché tutti sostengono che Michelle Obama è alla moda"; l'unica risposta è che Michelle Obama è alla moda perché i più influenti commentatori dell'universo della moda e della "cultura popolare" hanno deciso, probabilmente in virtù di ciò che la famiglia Obama rappresenta ai loro occhi radical chic (e dell'innata tendenza dei pennivendoli di ogni latitutine a trasformare i potenti in icone), che Michelle Obama deve essere considerata alla moda.

Per capire il successo - anche nell'arena pop - degli Obama, dobbiamo capire cosa gli Obama rappresentano per l'ampio spettro dell'establishment culturale che si estende dal New Yorker fino ai rotocalchi rosa. Per capire l'Italia, dobbiamo capire invece perché i dandy de noantri, i Signorini e gli Sgarbi che pure ammiccano al cachemire di D'Alema e all'arte contemporanea, continuano al contrario a preferire Berlusconi ed il suo seguito di tamarri e bifolchi in cravatta verde.



martedì 12 ottobre 2010

Chi specula davvero sull'omicidio di Sarah Scazzi?

L'omicidio di Sarah Scazzi ha, come accade periodicamente, appassionato l'Italia. Ma il "problema" non è certo la puntata di "Chi l'ha visto?" durante la quale la madre ha appreso, più o meno accidentalmente, la notizia già nell'aria della morte della figlia in diretta: il problema sono coloro che, a giorni di distanza e soprattutto a freddo, speculano su questa tragedia dissezionandola morbosamente, pubblicando i verbali della confessione, drammatizzando ricostruzioni, intervistando i familiari, insinuando e pontificando.

Ilvo Diamanti ha pubblicato oggi ieri una lunga riflessione sul tema dell'ansia in televisione e del ruolo della cronaca nera nella Tv italiana, in cui descrive magistralmente come e perchè ciò costituisce un problema. Il sistema mediatico italiano, almeno nel caso dei grandi mezzi di informazione (e non certo dei tabloid e della stampa scandalistica, dove non abbiamo nulla da "insegnare"), si contraddistingue infatti sia quantitativamente, per la grande molte di notizie di nera trattate ogni giorno, sia soprattutto qualitativamente: notizie decontestualizzate, particolari morbosi, alimentazione delle psicosi e degli stereotipi. Ad essere estremamente grave non è solo l'attenzione concessa a queste vicende in sè, ma anche il fatto che questa attenzione viene concessa soprattutto dai mezzi di informazione mainstream, dai Tg nazionali ai "talk-show da casalinghe" pomeridiani, togliendo spazio alle questioni rilevanti e diffondendo ansia anche tra chi ne farebbe volentieri a meno.

giovedì 23 settembre 2010

Blogfest: La festa di chi??

Lo sapevate? Questo fine settimana è il fine settimana del Blogfest, la festa del blog e del blogging. E io che non ne avevo mai sentito parlare! Fortuna che c'è il Post. Beh, ho deciso di andare subito a controllare sul sito. Blogfest è
l’evento che riunisce, ogni anno, tutto ciò che in Italia gravita attorno alle community della rete, che abbiano origine dai blog, da Facebook, da Twitter, dalle chat e dai forum e da qualsiasi altra forma sociale di comunicazione.
Ma come: la festa "di tutto ciò che ruota intorno alle community della rete"? Non la festa della rete? E che cos'è che ruota attorno alla rete? Che poi: la rete non dovrebbe essere un insieme di nodi in cui ogni nodo costituisce la rete stessa ed in cui sono tutti uguali etc. etc. etc.? La rete non saremmo noi? Chi è che ci ruota attorno? O siamo noi che ruotiamo attorno a qualcosa?

Poi ho letto il programma, ed ora credo di avere capito.

venerdì 28 maggio 2010

I Caraibi nel docciaschiuma (o del sapone come costruzione sociale)

Seguendo le "offerte speciali" nei supermercati, ci si può imbattere in veri e propri capolavori dello spirito magico contemporaneo: capolavori come il docciaschiuma (prodotto dalla Kelémata di Torino nello stabilimento di Martellago, Venezia), che mi sono ritrovato in doccia ieri. Un magnifico esempio di satira di costume, travestita da etichetta promozionale.
Il lato "a" del bagnoschiuma recita quanto segue: «Caribbean Shower - il rituale della doccia. Tutta la magia dei Caraibi. Salsa, merengue e reggae. Spiagge bianche, mare turchese, profumi di cocco, lime e un pò di Rum. Una doccia che ricarica di energia e ti fa vivere al ritmo delle atmosfere caraibiche». Segue immagine di paradiso caraibico d'ordinanza.

giovedì 20 maggio 2010

Michelle Obama e la retorica della first lady dal volto umano

Non ho mai provato simpatia per le first lady in visita di rappresentanza a scuole, orfanatrofi, ospizi e simili.

Primo, perchè queste passerelle mediatiche non sono altro che l'attualizzazione dei vecchi cocktail party per signore dell'alta società, espressioni di quella filantropia chic ed autocelebrativa, inconsistente ed ignorante, che ammansisce simulando un potere comprensivo e dal volto umano (e come fate ad essere ancora poveri, se anche le signore dell'alta società fanno il possibile per aiutarvi?).

Secondo, perchè non sopporto il modo in cui, per prendere qualche voto in più, si coccola la retorica piccolo borghese della famiglia Mulino Bianco e della donna materna, emotiva, affettuosa e comprensiva; della madre della nazione, dell'accessorio (ce l'hanno una loro vita, queste donne; ma la devono sospendere per recitare il ruolo delle dame) che sostiene discretamente e istintivamente il marito, e che magari sotto le lenzuola lo convince ad essere un pò meno spietato (dietro ai grandi uomini ci sono le grandi donne, mentre non si è mai sentito dire il contrario).

martedì 11 maggio 2010

Rasa il pratino. Blogger, ipnosi commerciali e depilazione intima

Ci sono molte forme di "pressione sociale", cioè di meccanismo che induce una persona a limitare la propria libertà conformandosi a richieste che provengono da altri, e che tipicamente sostengono l'interesse del più forte.

L'idea è sempre quella che sta alle spalle dell'atto di forza, della coercizione fisica, del forte che picchia il debole affinchè faccia la sua volontà. A cambiare è però soprattutto la forma, che rende tutto un pò più confuso e un pò più apparentemente naturale. Per capirlo, basta guardare questo spot mirato, pare, soprattutto alle giovanissime via Social Network.

domenica 2 maggio 2010

Carlo Rossella e il primato delle soubrette italiane: quando il razzismo invade il nostro showbiz provinciale

"Basta con le attrici dell'est, che rubano il lavoro alle brave attrici italiane": Carlo Rossella, uno tra i principali berlusconiani nel mondo dello spettacolo (attualmente a capo di Medusa Film), si erge così a paladino della purezza razziale dello showbiz italiota.

«Non dico di non far lavorare le straniere, oddio siamo un paese che deve accogliere tutti... però, insomma, facciamo lavorare anche le italiane» spiega, ripreso tra gli altri da Studio Aperto. Le attrici straniere, per Rossella, si trasformano subito in profughe, in transfughe che dobbiamo accogliere; le italiane, invece, diventano vittime di chissà quale discriminazione misteriosa.

In particolare, Rossella ha un conto in sospeso con le attrici slave. «Invece le latinoamericane no, quelle sono più simili a noi, vanno benone. Belen Rodriguez sembra una nata a Reggio Emilia» spiega. Perchè alla base del discorso di Rossella non c'è, soltanto, l'idea per la quale il primato andrebbe dato alle italiane (e non, ad esempio, al merito) da proteggere contro una concorrenza che, per indignare, non deve più nemmeno essere sleale: dietro al discorso di Rossella c'è anche il provincialismo di chi vorrebbe un mondo popolato soltanto da simili.

lunedì 19 aprile 2010

L'India e il "progresso", tra gabinetti e telefoni cellulari

In India ci sono più cellulari che gabinetti: Marco Restelli riporta sul suo blog questo lancio di agenzia che descrive il fenomeno. «In India ci sono piu’ telefonini che gabinetti. Secondo stime del 2008, solo il 31% della popolazione indiana, ovvero circa 366 milioni di persone, puo’ permettersi un gabinetto, mentre la maggior parte e’ costretta a fare i propri bisogni all’aperto, un’immagine molto frequente nelle campagne indiane. D’altro canto negli ultimi dieci anni si e’ verificato un vero e proprio boom della telefonia cellulare. Il numero di telefonini ha raggiunto la cifra record di 545 milioni e ogni mese aumenta di 10-15 milioni. Mentre nel 2001 il numero di connessioni era di appena 0,35 per 100 abitanti, questo rapporto e’ ora salito a 45 per 100 abitanti».

Quest'articolo mostra, secondo Marco, come lo sviluppo sia diseguale: le differenze crescono, accrescendo il disagio delle classi marginali, e la ricchezza non si redistribuisce se non in tempi e modi tortuosi.
 
Ineccepibile, ma forse c'è di più. Proviamo a scomporre la notizia.

venerdì 12 marzo 2010

Spot "femminista" e "ironico". Ma con le tette sempre in testa

inAdnKronos rilancia questa notizia, relativa a una campagna di comunicazione "ironica" made in Usa:

''Uomini, basta fissarmi il seno guardatemi negli occhi''. E questo il messaggio lanciato dall'attrice francese premio Oscar Marion Cotillard in un ironico spot in cui 'pubblicizza' un nuovo prodotto per le donne, le tette sulla fronte.


lunedì 1 marzo 2010

Le scimmiette di Gerry Scotti che «fanno rumore da Trieste in giù»

Che carucce le scimmiette ammaestrate di Gerry Scotti! Quel clan di bambini già vecchi che, ripescati dai piccoli guardaroba di Cologno Monzese panciotti e nastrini, salgono sul palco di Canale 5 per far sbarluccicare di commozione gli occhi cisposi delle nonne e delle casalinghe d'Italia a suon di vecchi classici della canzone italiana! 

E' bello svegliarsi la domenica mattina e vedere, in tv, la replica di Verissimo che ospita i piccoli catalizzatori di pizzicotti e baciotti virtuali del programma Mediaset "Io Canto", età tra i 7 ed i 16 anni. Ancora più bello scoprire, tra le righe, che a qualcuno è venuto in mente di fargli cantare il vecchio cavallo di battaglia di Raffaella Carrà, "Tanti auguri", canzone del 1978 famosa per l'adagio "com'è bello far l'amore da Trieste in giù". Cambiandone il testo, naturalmente. Non sia mai che qualcuno si scandalizzi.

sabato 27 febbraio 2010

Cari leaders. La Corea del Nord è vicina?

Il Foreign Policy online se ne è uscito, in questi giorni, con una piccola gallery fotografica dedicata a una decina di manifesti propagandistici e celebrativi che ritraggono i leader della Corea del Nord moderna, Kim il Sung e Kim Jong Il, in pose epiche o, al contrario, paterne.

L'immaginario di riferimento, qualcosa a metà tra il romanticismo ottocentesco e il realismo socialista novecentesco, appere come estremamente familiare. Sembra ironico, oltre che significativo, il fatto che quello che è considerato e in parte si considera il regime forse più chiuso nel mondo, completamente impermeabile al mondo esterno, costruisca la propria propaganda scimmiottando l'arte europea otto e novecentesca. E sembra ironico, oltre che significativo, il fatto che questa propaganda si differenzi dalla propaganda dei leader ("populisti") europei contemporanei più per elementi stilistici che per i messaggi sostanziali veicolati.

giovedì 25 febbraio 2010

«Il Colosseo? Se non lo visiti lo portiamo via». Valorizzare i beni culturali secondo l'ex manager di McDonald's

«Il Colosseo? Se non lo visiti lo portiamo via». Parola della "Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale", branca del "Ministero per i beni culturali" affidata da Bondi all'ex manager di McDonald's Italia Mario Resca.

La campagna pubblicitaria, ospitata su giganteschi maxi schermi collocati in luoghi strategici come, a Milano, piazza Duomo, nasce per contrastare il generico "calo di visitatori" cui sarebbero affette le istituzioni culturali italiane. «Riscoprili», intimano i manifesti. In altre parole, ricomprateli, paga il biglietto, perchè noi dobbiamo "valorizzare" queste quattro pietre e così, ad occupare un terreno in centro per quei quattro coreani che le consumano di flash, ci paiono proprio un capitale morto. Altrimenti, "noi" li rivenderemo al miglior offerente. Una motivazione convincente. Ma aspettate un attimo... «lo portiamo via»: chi lo porta via?

Chi e perchè è il titolare del patrimonio culturale italiano?

giovedì 11 febbraio 2010

Falce, Martello e Tacco a Spillo. La donna oggetto per il bene del partito?

Qualche tempo fa, l'Unità se ne uscì con una campagna pubblicitaria, a cura di Oliviero Toscani, che suscitò non poche perplessità. Consisteva, nel dettaglio, in una zoommata sul lato B di una giovane donna, minigonna di jeans e maglietta rossa, nella tasca posteriore una copia dell'Unità.

La campagna fu, almeno a livello di visibilità, un successo: se ne parlò, e non poco, soddisfacendo in qualche senso l'idea un pò rudimentale per la quale "l'importante è che se ne parli". Ben più discutibili e variegati, però, i messaggi veicolati. Un giornale e soprattutto una cultura al passo con i tempi, in grado di dialogare con la società contemporanea in maniera libera e scanzonata? O al contrario un giornale e una cultura che insegue sul terreno della mercificazione della donna e del marketing a sfondo sessuale la superficialità e il velinismo che un tempo ambiva a contrastare?

mercoledì 3 febbraio 2010

Da "X-Factor" a "Best Dance Crew". Il Conservatorismo del Talent Show all'Italiana

In Italia, ormai da anni, spopolano i "talent" show, reality in cui giovani talenti si affrontano nel canto o nel ballo in una vera e propria competizione. Di fronte al proliferare di questo genere di prodotto, che risponde evidentemente nel formato a bisogni e interessi diffusi, la domanda da porsi è una sola: quali valori e quali dinamiche esprimono e trasmettono questi "talent", così come configurati, ai milioni di telespettatori? Ed in secondo luogo: si potrebbe fare di meglio?

Il talent show italiano, dietro la patina giovanilistica, è profondamente "conservatore": poco creativo, autoritario, sterile, maggiormente orientato alla tecnica che all'espressività e all'arte. E la colpa non è del formato, nè della vocazione commerciale: vi sono esempi di successo, ad esempio in America, che dimostrano come un talent commerciale possa avere anche una funzione creativa, propositiva, innovatrice, quasi "sociale", a patto di avere un minimo coraggio anticonformista.

domenica 3 gennaio 2010

Non siamo tutti belli, anzi. Come liberarsi dalla Tirannia dell'estetica

("Il Pensiero Selvaggio" per FiloPop)

L’apparenza estetica è, forse come mai prima, fondamentale. Se da un lato ciascuno di noi sembra avere la consapevolezza che il proprio aspetto è in qualche modo cruciale, dall’altro i modelli proposti dai media tendono a diventare sempre più irraggiungibili, elitari, onerosi.

Anche per questo, un numero enorme di persone vive il proprio aspetto fisico con imbarazzo e disagio. Il confronto con i modelli televisivi è, per i più, proibitivo; ed anche laddove questo confronto viene di fatto negato in partenza, i modelli agiscono sulla percezione facendoci sentire un po’ più “brutti” ed un po’ più diversi di quello che in realtà siamo, almeno rispetto alla media nazionale, e facendoci in qualche modo pesare questa mancanza presunta. In un modo o nell’altro, quasi nessuno si sente completamente “a posto”.

Allo scopo di contrastare questa tirannia dei modelli estetici, liberando le persone dal disagio legato all’apparenza, sta emergendo all’interno della stessa “cultura pop” una sorta di nuova prospettiva che sostiene pressappoco questo: “Siamo tutti belli”, o “tutti lo possiamo diventare”.

mercoledì 23 dicembre 2009

Etnografia / «Ciccia è bella»? Tra suggestione e camuffamento

«Ciccia è bella» è il titolo di un nuovo programma proposto in prima serata da Italia 1 che tratta il disagio
provato dalle donne in sovrappeso all'interno una società che propone un modello di femminilità legato alla magrezza ed alla tonicità. Basato su storie vere, il nuovo reality propone in ogni puntata diverse storie nelle quali la protagonista, partendo da una situazione di totale non accettazione del suo corpo, viene condotta attraverso una serie di rituali e di appuntamenti con esperti ad uno stato di maggiore apprezzamento della propria forma esteriore, come nella migliore delle fiabe.

Pur partendo da una premessa interessante (per quanto banale) quale l'idea che i modelli proposti dai media agiscano in un modo tirannico sulle donne producendo in tutte coloro che non rispettano i canoni estetici irreali varie forme di disagio, il programma è figlio dello stesso clima di superficialità che dice di voler criticare e si risolve, naturalmente, in un qualcosa che sta a metà tra una grottesca sequela di tentativi di ipnosi collettiva ed un'esposizione surreale di "freaks" (cioè di "fenomeni da baraccone").