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giovedì 22 settembre 2011

Estonia: Impulsi mistici liberati dalle nomenklature religiose

L'Estonia è, secondo le statistiche, la nazione meno religiosa d'Europa: secondo il censimento, meno di un estone su tre dichiara di appartenere ad una qualsiasi confessione religiosa.
Il Guardian dedica un articolo al rapporto fra gli estoni e la religione, ricostruendo le radici storiche di questa scarsa osservanza, riconoscendo anche però come alll'allontanamento dalle religioni istituzionalizzate non corrisponda sempre una totale perdita del sentimento religioso, della ricerca di fonti di etiche e di senso e della credenza in entità soprannaturali ("Is Estonia really the least religious country in the world?").
A Eurobarometer poll in 2005 found that only 16% of the Estonian population believed in God. With this number, Estonia hit the bottom of the list. However, at the same time more than half the population (54%) believed in some sort of spirit or life force. Thus it could be claimed that 70% of the Estonian population are believers, at least in some sense of the word. Professor Grace Davie's description of the British religiosity as "believing without belonging" seems to fit to the Estonian context as well.
A caratterizare l'Estonia è quindi piuttosto la debolezza delle istituzioni religiose (viste prima come un'emanazione delle potenze che occupavano il paese, e poi mantenute lontane dalla vita pubblica durante la fase filo-comunista ma anche durante la liberazione). Questa debolezza rende gli estoni liberi di riconoscersi indipendenti da qualsiasi appartenenza di natura religiosa, lasciandoli soli di fronte alle grandi domande e stimolando la loro ricerca di senso. (Al contrario dell'Italia, paese in cui invece si appartiene senza credere, dove questo genere di ricerca è rimasto sterilizzato per secoli).

Fioriscono così, tra gli altri, percorsi di scoperta e riscoperta che si suole catalogare sotto l'etichetta di "neo-paganesimo".
A new phenomenon during the last 15 years has been the rising number of Estonians identifying themselves with a nature-spirituality that could be defined as the Estonian neo-paganism. However, exactly what this is is much more difficult to explain, as it stresses individualism in religious matters. Estonian neo-paganism is closely associated with reverence to nature as well as reviving and following the centuries-old folk traditions, such as the lighting of bonfires during the summer solstice. Reverence for nature and vocal protection of historical sacred groves has given a positive image to the movement and to their religion, known also as the Earth religion.

martedì 13 settembre 2011

Diritto alla bellezza e vanità necessaria

La bellezza può essere considerata un nuovo diritto? Se lo sono chiesti, sollecitati dal Corriere della Sera ("La bellezza può diventare un diritto?"), diversi studiosi ed intellettuali italiani sollecitati a rispondere all'interessante articolo dell'antropologo Alexander Edmonds pubblicato sul New York Times ("A necessary vanity").

La domanda non è sciocca come potrebbe sembrare: l'arco dei diritti tende naturalmente ad espandersi includendo "diritti" che un tempo sarebbero sembrati assurdi. Sembra ragionevole prevedere che nei prossimi anni questo genere di dibattito non potrà che diventare più urgente: se la chirurgia estetica dovesse diventare veramente diffusa, il mancato accesso a queste misure (per motivi economici) potrebbe veramente tradursi in una sorta di handicap.

Entrando nel merito, tuttavia, affermare che esiste un diritto alla bellezza è estremamente astratto: come definire la "bellezza", e quindi i parametri minimi al di sotto dei quali intervenire? Lasciando la libertà totale agli individui di modificare l'aspetto del proprio corpo a spese dei contribuenti, o al contrario istituendo dei criteri oggettivi finendo quindi per fabbricare individui in serie? In un'epoca di contrazione della spesa pubblica entrambe le prospettive sono assolutamente improbabili; ma la questione sembra meritare una risposta.

E ancora: è giusto legittimare con affermazioni di questo tipo il successo della società dell'apparenza, o è forse il caso di continuare a fare controcultura per combattere ed incrinare la tirannia dell'immagine? Ancora: la chirurgia plastica (perché di questo si tratta) è veramente efficace per il miglioramento dell'autostima, o al contrario la bassa auto-stima si fonda su basi che vanno ben al di là della misura del seno o del numero di rughe?

Edmonds parla da antropologo: riconosce il fatto che, in un determinato contesto sociale, la poca bellezza preclude la mobilità sociale e si configura come un handicap. Ma fra questo e l'affermazione programmatica della bellezza come diritto ce ne passa; e spetta alla politica ed alla filosofia condurre il dibattito per trovare gli antidoti a questo inquietante paradosso.

giovedì 1 settembre 2011

La sofferenza che avvicina ancor di più i fans. Vasco come Giovanni Paolo II?

Qualche anno fa, mentre la malattia di Karol Woitila si aggravava ed il Papa perdeva lucidità e incisività, si aprì una diffusa discussione sulla necessità di sostituire il moribondo idolo Giovanni Paolo II con un nuovo Papa

Prima di tutto, vedere Giovanni Paolo II in quello stato provocava un forte senso di pena: molti avrebbero preferito ricordarlo per il dinamismo e la forza dimostrata negli anni passati, lasciandolo pietosamente alla sua battaglia privata. Allo stesso tempo, un Papa malato e manipolabile che lasciava de facto la chiesa acefala veniva visto da molti - all'interno della comunità dei fedeli - come inutile, inefficace, insensato. Ci si sarebbe aspettati, soprattutto da coloro che più apprezzavano Giovanni Paolo II per il dinamismo e l'anticonvenzionalità del passato, la ricerca (ferma restando la stima e la memoria per quanto fatto) di qualche nuova figura in grado di incarnare questo spirito - e non il sorgere di un affetto ancora maggiore nei confronti del Papa tremante e nemmeno autosufficiente.

Al contrario, l'agonia mediatica di Giovanni Paolo II contribuì non poco ad avvicinare a lui le persone ed a creare il mito. Rinchiuso dietro il vetro della malattia, quel Papa ormai quasi privo di conoscenza ebbe un effetto straordinario sulle persone: nella sofferenza del Papa molti riconobbero le loro sofferenze piccole o grandi e questa sorta di comunione nel dolore cementò ancor di più la stima verso il Papa polacco. 

Anche coloro che apprezzavano nel Papa l'aspetto dinamico, irriverente e spontaneo, riscoprirono in questo papa che soffra qualcosa da apprezzare se possibile ancor di più: il simbolo di quel dolore che unisce tutti. Sostituiendo ai panni dell'idolo e del semidio i panni del malato, Woitila divenne ancora più amato ed - paradossalmente - idolatrato.

Qualcosa di simile sta forse succedendo con un'altro grande idolo contemporaneo, Vasco Rossi. Rockstar ribelle e trasgressiva, personaggio dinamico ed in una certa misura dannato, Vasco Rossi è oggi un uomo acciaccato ed in forte difficoltà. Sembrerebbe naturale fra i suoi fan una graduale sostituzione di questa rockstar oggi inservibile con qualcun'altro in grado di incarnarne lo spirito

Eppure, la sofferenza di Vasco sembra aver aumentato l'affetto della gente nei suoi confronti. La fase mortale ed umana della rockstar un tempo immortale sembra attirare altrettanti consensi: nella sofferenza e nell'imperfezione tutta umana dell'uomo Vasco i suoi fan vedono riflettersi la loro sofferenza privata e questa sorta di comunione accresce la vicinanza e l'amore.

lunedì 4 luglio 2011

La madonna di Medjugorie combatte a fianco dei paramilitari croati

A Medjugorje, sul tormentato confine tra la Croazia e la Bosnia, si trova il più visitato fra i santuari mariani non riconosciuti dal Vaticano. L'Osservatorio Balcani e Caucaso, riprendendo una fondamentale inchiesta pubblicata dal Riformista (Trent'anni di Medjugorje), racconta ciò che si agita attorno alle teste dei pellegrini assorti nelle loro ossessioni e nelle loro illusioni metafisiche: il nazionalismo croato, il ruolo politico dei francescani locali (ed il legame storico fra francescanismo e estrema destra), le pulizie etniche degli anni '40 e '90, la propaganda anticomunista, gli interessi commerciali.

Che (a prescindere dal significato e dal valore che il luogo ha agli occhi dei pellegrini, soprattutto italiani) la spiegazione principale delle controverse apparizioni mariane sia da cercare fra le pieghe della storia locale?

mercoledì 11 maggio 2011

La scuola cattolica nel secolo XXI

Maeve McCormack è il responsabile dell'organizzazione cui fanno capo tutte le scuole cattoliche d'Inghilterra e di Galles. Sul Guardian, prova a rivendicare l'importanza, la centralità e la funzione sociale delle scuole cattoliche per l'intera società britannica (The continuing tradition of Catholic education), finendo per fare il punto sulle principali leve retoriche usate dall'establishment cattolico per mantenere una centralità messa più che mai in discussione dalla prassi.

L'argomentazione di McCormack prende le mosse da una considerazione di natura storica: la chiesa si è occupata storicamente dell'educazione dei giovani, compresi quelli provenienti dalle famiglie disagiate, ben prima dello stato e di ogni altro ente, contribuendo quindi al progresso della "civiltà" e del paese. In altre parole: siamo in debito con loro.

Il secondo argomento di McCormack fa invece riferimento alla natura "popolare" delle scuole cattoliche di oggi: le scuole cattoliche non sono scuole elitarie o enclave abitate da una popolazione omogenea di bianchi cattolici della middle class, quanto piuttosto luoghi in cui trovano rifugio giovani dotati di qualità ma non di mezzi economici. Oggi, spiega McCormack, le scuole cattoliche britanniche continuano ad accogliere giovani provenienti da ogni strato sociale, non-cattolici compresi: pur conservando un'elevata qualità, le scuole cattoliche sono anche un luogo in cui la diversità etnica e sociale tra gli alunni è più accentuata. Le istituzioni cattoliche meriterebbero quindi rispetto e privilegi, secondo la retorica di McCormack, perché sgravano la società dalla cura dei diseredati, degli orfani, dei marginali; un vecchio discorso che neanche il welfare state e le rette salate delle scuole ed università cattoliche (comparate alla gratuità o quasi delle istutuzioni pubbliche) sono riuscite a scalfire.

E poi arriviamo alla motivazione principe: le scuole cattoliche forniscono un'educazione ("laica" e non dottrinaria, dicono loro) ai valori morali comunque benefica per l'intera società, a prescindere dall'etichetta religiosa. Per dirla con McCormack, "We consider education to be crucially important as a means of forming the whole person intellectually, morally and socially and we want to help to give children as good a start in life as we can. Catholic schools strive to offer children a well-rounded education, providing them with a moral basis from which they are free to make their own decisions."

Storia, pluralità, basi etiche "laiche". Forse la scuola cattolica è davvero, almeno retoricamente, una scuola sempre più come le altre.

martedì 26 aprile 2011

Il mestiere più antico del mondo. I segreti del successo di Sai Baba, il Padre Pio indiano

Domenica scorsa è morto Sai Baba, controverso santone e guru indiano idolatrato in Oriente e particolarmente apprezzato anche in Occidente (nonché brand delle scatole di incenso vendute in Italia dagli ambulanti).

Di Sai Baba parla - tra gli altri - La Stampa (E' morto il leader spirituale Sai Baba), che fa il punto sui "seguaci" vip accumulati soprattutto negli anni '70 ed '80 da quello che (insieme a Osho) è stata la principale icona contemporanea della religiosità e della filosofia orientale in occidente. Sai Baba, infatti, è stato tutto ciò che un occidentale cerca nell'Oriente: il suo successo è in gran parte dovuto alla sua capacità di incarnare e di soddisfare queste aspettative un po' stereotipate di Oriente in quanto cuore del misticismo, della ricerca interiore e della nonviolenza.

Icona alla moda (ma anche icona di cialtroneria, pedofilia e stregoneria) in Occidente, Sai Baba è stato in India una personalità particolarmente influente: una sorta di Padre Pio indiano con il quale i grandi politici indiani, i giocatori di cricket e i tycoon locali si sono sempre dovuti confrontare con rispetto. Girando per l'India non è difficile incappare in immaginette e ritratti di Sai Baba, apprezzato per la sua autoproclamata natura divina e per i "miracoli" ma anche per l'enorme rete di opere filantropiche (e quindi di clientele) che i suoi seguaci hanno saputo creare (strategia al contrario non perseguita dai faccendieri legati a Padre Pio).

In Oriente come in Occidente, comunque, Sai Baba è stato in grado di catalizzare bisogni fondamentali; in un certo senso, ha accettato - come ogni buon profeta in passato - di trasformarsi in maschera e in luogo di contatto tra la dimensione della realtà e la dimensione del misticismo o del soprannaturale. In altre parole, Sai Baba è stato in grado di incarnare efficacemente il bisogno di contatto con qualcosa che va oltre il normale nutrito da gruppi determinati in un'epoca precisa, assecondando questa tensione fondamentale.

Più che un semplice cialtrone, quindi, Sai Baba è stato piuttosto un caleidoscopio attraverso cui riflettere sulle debolezze e sulle miserie (transnazionali) del genere umano. Con la certezza che Sai Baba è stato, nonostante tutto, solo uno tra i tanti che nei secoli si sono cuciti - e allo stesso tempo si sono fatti cucire - addosso il ruolo sociale di "medium", che poi non è altro che mestiere più antico del mondo.

lunedì 18 aprile 2011

La chiesa napoletana e la superstizione

Qual è il confine tra religione e superstizione? Dove si colloca chi afferma di poter instaurare rapporti di scambio e transazioni (preghiere, donazioni e voti in cambio di "spintarelle sovrannaturali") con la divinità? Quale rispetto e quale autorità morale e culturale merita una chiesa che asseconda e accondiscende all'idolatria e alla superstizione più dozzinale pur di conservare il proprio consenso?

Il Cardinale di Napoli Crescenzo Sepe ha presenziato all'istallazione di una statua di San Gennaro alta oltre 4 metri a Capodimonte. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno il Cardinal Sepe avrebbe affermato che "Gli occhi di san Gennaro vigileranno sulla città perché Napoli ha bisogno di protezione. San Gennaro - ha proseguito Sepe - dalla collina di Capodimonte ci custodisce e ci aiuta questo momento così difficile per la nostra città. Questa più grande e più bella statua di san Gennaro, ci aiuterà a superare le ansie dei disoccupati e delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese". 

Forse superare questa sciocca, inconcludente, infantile e superstiziosa visione del mondo, questo autocompiacersi per la propria pochezza e questo scrollare le spalle delegando da minorenni il proprio destino a qualche paladino folcloristico potrebbe essere il primo passo per migliorare le cose; e forse, la chiesa, avrebbe qualche possibilità ed anche qualche dovere in questo senso educando, istruendo, rendendo adulto il proprio gregge. Forse basterebbe un po' di illuminismo per migliorare le sorti di certi segmenti del sud Italia. 

Invece, niente. Poi si dice che parlare di "oppio dei popoli" è eccessivo e antiquato.

martedì 22 marzo 2011

L'avanzata della destra religiosa in Europa

La "destra religiosa" è in crescita anche in Europa, e minaccia la laicità degli stati con un'intensa attività di lobby e grazie alla presenza assidua in settori cruciali come l'educazione, la sanità e i media. Il Guardian traccia una mappa del potere temporale (e morale) della Chiesa in Europa, tra vecchi privilegi e nuove ingerenze che contrastano con la carta europea dei diritti fondamentali.

"We are witnessing the emergence of the European equivalent to the "religious right" in the US. Areas affected by this rise include women's rights, gay rights and sexual and reproductive health rights as well as healthcare (such as contraception, abortion, condoms and IVF). Freedom of expression is also affected, generally in the form of laws against blasphemy. Freedom of religion is often conceived as a collective right of religion to exempt itself from the law, particularly the EU fundamental right" scrive la politica olandese - ben introdotta nelle istituzioni europee - Sophie in 't Veld.

Da notare come, tra le tante motivazioni addotte a sostegno della tesi dell'emergere della destra religiosa in Europa, la Veld non abbia nemmeno bisogno di citare l'Italia. Il che implica due cose: 1) figuriamoci noi; 2) anche gli altri non se la passano così bene.

"Perhaps it is time to replace "freedom of religion" by freedom of beliefs or conscience, an individual right that can be claimed by 500 million Europeans in all of their diversity" conclude l'articolo.

venerdì 4 marzo 2011

Anti-abortismo e retorica pro-life irresponsabile: L'esempio della Macedonia

Il governo macedone, attraversato da un generale "fanatico fervore religioso" (Osservatorio Balcani), ha intrapreso una campagna pubblicitaria per dissuadere i macedoni dalla pratica dell'aborto (tristemente diffusa, come in molti paesi ex-sovietici: 24 aborti ogni 100 nascite). Nel primo spot, una voce fuori campo elenca i possibili effetti collaterali e le conseguenze negative per la salute della donna provocate dall'aborto, mentre le immagini mostrano un bel bambino felice che si rotola in un lettone. Nel secondo spot, una ragazza comunica al compagno di aspettare un bambino, superando le titubanze e le obiezioni di lui  raccontandogli con aria sognante che il bambino sarà probabilmente maschio, e che certamente somiglierà a lui.

Global Voices riporta le reazioni di diversi attivisti e blogger macedoni che lamentano, tra le tante cose, l'estrema superficialità del messaggio. "It would be normal not to promote abortion. However, the point of this campaign should be reducing the number of unwanted pregnancies, which can be done with another kind of campaign, but also with introduction of sexual education, providing state subsidies for contraceptives, de-stigmatization of oral contraception. Reducing the number of unwanted pregnancies would reduce the number of abortions". A colpire è soprattutto il secondo spot, che sembra un'apologia della genitorialità irresponsabile.

"If there’s any message to this commercial, than it is that two immature individuals, without any conditions to raise children, as a rule, make a totally wrong decision. First they’ll lock themselves indoors forever, but will ruin the life of the innocent child…" commenta un altro blogger.

Inutile dire che tanto la sostanza quanto la forma retorica risultano, anche su questa sponda del Mediterraneo, sorprendentemente familiari.

martedì 8 febbraio 2011

Donazione di organi e religione: Papa e rabbini ortodossi si tirano fuori

La teoria dei due corpi del re non vale per la Chiesa Cattolica: come riportato dall'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), il corpo del Pontefice deve essere conservato integro, come vuole la dottrina della Chiesa, in quanto – ha spiegato l’arcivescovo polacco Zygmunt Zimowski, ‘ministro’ della Sanità della Santa Sede – “nella sua veste di successore di San Pietro e di pastore universale della cattolicità, appartiene in tutto e per tutto alla Chiesa, sia con l’anima che con il corpo, anche in vista di future e possibili venerazioni”.

Un'opinione, oltre che macabra e anti-sociale, vagamente materialista.


Nel frattempo, il tema della donazione di organi è - come riportato da Al Arabiya - al centro del dibattito in Israele dove alcuni rabbini ortodossi, non riconoscendo come valido al concetto di morte cerebrale (e considerando al contrario un soggetto "vivo" finché il cuore continua a battere), stanno conducendo una campagna a sostegno dell'equazione donazione di organi = omicidio.