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martedì 27 settembre 2011

Se i bamboccioni emancipassero i genitori...

Ilvo Diamanti, sulla Repubblica, affronta il tema dei trenta e quarantenni che continuano a vivere a casa (o nell'orbita della casa) dei genitori da un punto di vista differente (Se i figli trentenni se ne andassero di casa). Invece di "incolpare" i giovani (mammoni, bamboccioni e quant'altro) o ancora i meccanismi sociali (mercato del lavoro, welfare tutto orientato alla tutela degli adulti e degli anziani), infatti, Diamanti riflette infatti sulle ragioni che spingono i genitori a fare il possibile per trattenere i figli a casa, continuando in questo modo a sentirsi, loro per primi, utili e giovani.

Forse, chi diventa genitore non dovrebbe dimenticare di essere prima di tutto anche una persona (evitando di lasciarsi monopolizzare e inghiottire da quello che, di fatto, è "semplicemente" un ruolo).

Scrive Diamanti:
In Italia il sostegno pubblico è tutto a favore delle generazioni più anziane. E l'istituzione che si accolla i costi della formazione e dell'apprendistato biografico delle generazioni più giovani è, soprattutto, la famiglia. I genitori, che affrontano l'assistenza dei "nonni", con il ricorso alle badanti. E offrono asilo (è il caso di dirlo) ai figli, sempre più a lungo. Anche quando mettono su famiglia e fanno a loro volta figli. E vanno ad abitare al piano di sotto o nell'appartamento di fronte. Così da poter affidare i figli ai nonni. Per questo nel caso del quarantunenne allontanato di casa dai genitori non stupisce tanto la "resistenza" del figlio-adulto, ma, semmai, la ribellione dei genitori. In questa società senza più confini generazionali, dove il passaggio tra giovinezza - età adulta e anziana  -  vecchiaia avviene in modo fluido e in-definito, i genitori raramente si ribellano. Non tanto perché è difficile - i figli sono sempre figli. Ma perché ai genitori, in fondo, non conviene spezzare il legame con i figli. Anche se li mantengono a lungo, la casa è  un porto  e un posto di passaggio, senza orari e senza programmi. Però, non sono solo i figli ad aver bisogno dei genitori. È vero anche il contrario. Se i figli unici se ne andassero davvero. A trent'anni e anche prima. Se "abbandonassero" i genitori. I genitori che farebbero? Perderebbero il  "controllo" sui figli e sulla loro biografia. Si ritroverebbero soli - o peggio: insieme ai nonni, poco autosufficienti. Per questo il caso del quarantunenne di Mestre ha suscitato tanto interesse, ma anche tanta preoccupazione. Tra i gli adulti. Cosa succederebbe se il contagio si propagasse? Se molti altri "giovani" trentenni se ne andassero? Non per costrizione, ma per attrazione. Sedotti dal richiamo del Pifferaio di Hamelin, che li guida verso la Terra dell'Autonomia e dell'Indipendenza. Senza di loro, i genitori si scoprirebbero soli. E vecchi. All'improvviso. Senza più alibi. Aggrediti dalla noia e dalla tristezza.
 Forse sarebbe il caso di relativizzare il comandamento IV. Chiaramente, per il bene loro.

venerdì 4 marzo 2011

Anti-abortismo e retorica pro-life irresponsabile: L'esempio della Macedonia

Il governo macedone, attraversato da un generale "fanatico fervore religioso" (Osservatorio Balcani), ha intrapreso una campagna pubblicitaria per dissuadere i macedoni dalla pratica dell'aborto (tristemente diffusa, come in molti paesi ex-sovietici: 24 aborti ogni 100 nascite). Nel primo spot, una voce fuori campo elenca i possibili effetti collaterali e le conseguenze negative per la salute della donna provocate dall'aborto, mentre le immagini mostrano un bel bambino felice che si rotola in un lettone. Nel secondo spot, una ragazza comunica al compagno di aspettare un bambino, superando le titubanze e le obiezioni di lui  raccontandogli con aria sognante che il bambino sarà probabilmente maschio, e che certamente somiglierà a lui.

Global Voices riporta le reazioni di diversi attivisti e blogger macedoni che lamentano, tra le tante cose, l'estrema superficialità del messaggio. "It would be normal not to promote abortion. However, the point of this campaign should be reducing the number of unwanted pregnancies, which can be done with another kind of campaign, but also with introduction of sexual education, providing state subsidies for contraceptives, de-stigmatization of oral contraception. Reducing the number of unwanted pregnancies would reduce the number of abortions". A colpire è soprattutto il secondo spot, che sembra un'apologia della genitorialità irresponsabile.

"If there’s any message to this commercial, than it is that two immature individuals, without any conditions to raise children, as a rule, make a totally wrong decision. First they’ll lock themselves indoors forever, but will ruin the life of the innocent child…" commenta un altro blogger.

Inutile dire che tanto la sostanza quanto la forma retorica risultano, anche su questa sponda del Mediterraneo, sorprendentemente familiari.

mercoledì 9 febbraio 2011

Gli e-reader avvicinano i più piccoli alla letteratura?

Secondo il New York Times, i lettori di e-book sono uno dei prodotti più desiderati ed utilizzati dai bambini americani i quali, grazie a questo nuovo supporto in grado di conquistarli, si starebbero addirittura riavvicinando alla lettura. "Per alcune settimane mi sono completamente dimenticata della televisione", ha dichiarato la undicenne Eliana Litos alla ardita Julie Bosman che si è guadagnata così la pagina A1 del New York Times.

Certo l'articolo puzza di montatura anche a migliaia di chilometri di distanza: di certo le aziende produttrici accuramente citate si staranno sfregando le mani in attesa che milioni di genitori corrano a regalare un kindle nella speranza di trasformare i figli iperattivi in posati intellettuali. Allo stesso tempo possiamo anche credere che qualcuno si sia lasciato davvero convincere dall'idea per la quale "bastava avvicinare i più piccoli utilizzando il loro linguaggio", o che il problema stava tutto nel peso o nell'apparenza un pò sfigata e comunque opaca del vecchio libro cartaceo.

Ad ogni modo, ho l'impressione che l'e-reader, più che sedurre davvero i più piccoli, abbia fatto colpo su tanti genitori ipnotizzati dalle lucine e dalle linee accattivanti dell'ultimo feticcio hi tech alla moda al punto da convincersi di avere addirittura tra le mani il passepartout per iniettare nelle loro creaturine un pò di erudizione. Auguri.


mercoledì 29 settembre 2010

Storia di Issam, espulso nella "sua casa" sbagliata

Issam Boussoura è un ragazzo nato nel 1978 in Marocco. Tre settimane dopo la nascita Issam si trasferisce con i genitori in Francia dove cresce, vive, frequenta la scuola, lavora, delinque. Nel 1999  Issam viene arrestato per reati quali la tentata estorsione ed il possesso di stupefacenti. Ha 21 anni. Finisce in carcere, condannato a 5 anni. Ma nel 2002, mentre sconta la sua pena, la Francia lo espelle, lo rimanda in Marocco. Lo rispedisce "a casa sua", come si dice in questi casi.

Peccato che a "casa sua", in Marocco, Issam non ci abbia mai vissuto. La sua vera casa, i genitori ottantenni ormai cittadini francesi (e gli amici, le abitudini, i legami creati in 21 anni), Issam li lascia in Francia. Nel 2009 muore la madre, che Issam non ha più nemmeno potuto vedere. Una vita a pagare le tasse mentre si spera in un futuro migliore per i figli, per non poterli neanche salutare dal letto di morte.

Il 24 settembre 2010 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo pronuncia la sentenza. Issam Boussoura vince la causa contro la Francia perchè l'allontanamento, vista la condizione familiare, non era giustificato (altrimenti lo sarebbe stato, figuriamoci; anche i francesi sono mammoni). Risarcimento?  

sabato 25 settembre 2010

Vendola e adozioni gay: Tanto rumore per nulla?

INTERVISTATORE: "Sei favorevole alle adozioni per i gay"?

NICHI VENDOLA: "Sono favorevole alle adozioni per i single".
Questa risposta di Nichi Vendola a Enrico Lucci delle Iene ha scatenato un polverone nell'area "blogger vicini al mondo lgbt" in area PD. Prima Ivan Scalfarotto: "Se il rinnovamento che la sinistra offre all’Italia e’ il Nichi Vendola che nega a lesbiche e gay italiani quei diritti che sarebbero riconosciuti loro in larghe parti dell’Europa, anche mediterranea, allora siamo davvero nei guai". Poi la brava Cristiana Alicata, secondo la quale "anche Vendola cade nel tranello catto-pietista secondo cui bisogna negarsi diritti per far contento qualcuno. (...) Un gay contrario(...) alle adozioni non è credibile. Purtroppo". Poi, a rimorchio, molti altri sparsi per la rete. Eppure Vendola non ha detto niente di tutto ciò. Anzi.

martedì 21 settembre 2010

Fondo nuovi nati: L'educazione al debito parte dai neonati?

Ricordate non più tardi di un paio di anni fa la crisi finanziaria e poi economica? Sotto accusa finì la tendenza perversa dei consumatori americani ad acquistare a debito e, dall'altra parte, la facilità con la quale banche e finanziarie avevano concesso prestiti a persone che non sarebbero mai state in grado di colmarli. Qui da noi si disse: in Italia è diverso, in Italia esiste la "cultura del risparmio" e non ci si indebita con superficialità. In un certo senso era vero: la natura prudente e conservatrice (la spesa a credito: che diavoleria!) dell'italiano medio ha effettivamente contribuito ad evitare la catastrofe che si è abbattuta invece sugli americani.

Oggi, tuttavia, tutto ciò sembra già dimenticato. Il governo dei turbocapitalisti e dei finanzieri creativi ha infatti sostituito dallo scorso anno il vecchio "bonus bebè" a fondo perduto con un prestito di 5.000 euro che i genitori potranno ripagare in 60 comode rate da 95 euro e spiccioli ad un tasso di interessi iniziale del 4%: una vera e propria educazione di massa all'indebitamento.

mercoledì 28 aprile 2010

"Scapaccione disciplinare". Per Studio Aperto menare il proprio figlio (ma solo "un pò"!) è lecito e normale

Ho già scritto tempo fa, riprendendo un'indagine di Save the Children, dello "strano" rapporto tra italiani e punizioni corporali ai minori: molti, pur ricoscendo che sono inutili, socialmente e pedagogicamente dannose, ingiuste, reputano sia diritto del genitore scegliere come e quando farne uso.

In altre parole, molti non credono che il bambino vada tutelato in quando individuo, senza "se" e senza "ma", nel suo diritto a ricevere un trattamento ingiusto: il genitore, titolare di una autorità superiore a quella della legge, ha al contrario il potere di sospendere in una certa misura alcuni diritti del minore.

La pensa così anche il telegiornale Studio Aperto, che così commenta un'iniziativa dell'Unione Europea: «L'Europa vieta il ceffone ai bambini: lo schiaffo, non quello violento ma del genere "disciplinare", talvolta sotto forma di "sculacciata", è finito nel mirino del Consiglio Europeo che in un impeto di regolamentomania si appresta a metterlo al bando. Non è la prima volta che la burocrazia europea si inventa gran moralizzatrice: [...] il prossimo scapaccione al bambino capriccioso potrà costare, insomma, molto caro» (video).

sabato 10 aprile 2010

Matrimoni: Cresce l'Italia che è già oltre la "tradizione"

E' online il breve rapporto Istat che raccoglie i dati sui matrimoni dal 1972 al 2008.

Gli italiani si sposano poco (negli ultimi 30 anni i matrimoni si sono quasi dimezzati), e l'età media di prime nozze è aumentata in tre decenni di 6 anni: 33 per lui, 30 per lei. Svanisce il matrimonio tradizionale, ma rimane al centro della contemporaneità la dimensione della coppia. Rigorosamente senza distinzione di..., come da secolo ventuno.

Ogni 100 matrimoni, solo 64 vengono celebrati in chiesa, 16 in comune con almeno un coniuge risposato, 20 in comune tra coniugi alle prime nozze. Ovviamente, ci sono ancora forti differenze regionali; ma la direzione è, per tutti, quella.

Infine, 20 bambini su 100 nascono oggi al di fuori del vincolo del matrimonio: la gente sceglie spesso di non sposarsi, ma ciò si concilia comunque con una lenta ripresa della natalità.

lunedì 22 marzo 2010

La famiglia che non esiste. Le nuove forme di aggregazione toccano quota 45%

Capita spesso di sentir dire a politici, opinionisti o religiosi, che la "famiglia", intesa come l'unione fra due individui di sesso diverso uniti dal matrimonio (meglio se con figli) è l'unità fondamentale, la cellula costitutiva della società. Ebbene: non è vero.

L'Italia è sicuramente uno degli ultimi paesi europei in cui questa convinzione è ancora radicata: altrove, non ci sono problemi a riconoscere che la cellula costitutiva della società è piuttosto l'individuo nelle sue varie forme di aggregazione. E non si tratta di puro e semplice folklore o di banali dettagli linguistici, nè di una pur consistente questione di principio. Le politiche, ma spesso anche le "pressioni sociali", si basano infatti proprio su questa rappresentazione: sul credere che questa forma di convivenza sia la più diffusa.

L'Italia reale, però, non rispecchia queste rappresentazioni. Secondo una recente indagine Istat, infatti, solo 55 "famiglie" (intese come gruppi di individui che coabitano in maniera stabile) su 100 sono composte da una coppia coniugata: 20 senza figli in casa, e solo 35 con figli. E gli altri?

giovedì 4 marzo 2010

Bambini obesi: anche i nonni hanno le loro colpe oggettive

Giusto pochi giorni fa riportavo i risultati di una ricerca secondo la quale i genitori vedono i loro figli come più magri di quello che in realtà sono. Se per i genitori di bambini normopeso gli errori di percezione li portavano a vedere i figli come più magri del reale, i genitori dei bambini sovrappeso tendevano così a vedere i propri figli come normopeso.

Una parte delle colpe dell'alta obesità infantile, quindi, andrebbe imputata proprio alla superficialità dei genitori. I quali spesso percepiscono in maniera erronea il corpo dei propri figli, sottovalutando in più le avvisaglie di sovrappeso giudicate, fino ad una certa età, sempre e comunque come naturali e fisiologiche se non come sintomo di "buona salute".
Ora una nuova ricerca, pubblicata dall'International Journal of Obesity, punta il dito su un'altra categoria e cioè quella dei nonni. Secondo la ricerca, i bambini tra 6 mesi e 3 anni accuditi costantemente dai nonni hanno il 34% di rischio in più di essere obesi rispetto ai bambini allevati negli asili nido. La percentuale scende al +15% nel caso di bambini che dividono le giornate tra genitori, nonni part-time e/o baby sitter.

lunedì 1 marzo 2010

Le scimmiette di Gerry Scotti che «fanno rumore da Trieste in giù»

Che carucce le scimmiette ammaestrate di Gerry Scotti! Quel clan di bambini già vecchi che, ripescati dai piccoli guardaroba di Cologno Monzese panciotti e nastrini, salgono sul palco di Canale 5 per far sbarluccicare di commozione gli occhi cisposi delle nonne e delle casalinghe d'Italia a suon di vecchi classici della canzone italiana! 

E' bello svegliarsi la domenica mattina e vedere, in tv, la replica di Verissimo che ospita i piccoli catalizzatori di pizzicotti e baciotti virtuali del programma Mediaset "Io Canto", età tra i 7 ed i 16 anni. Ancora più bello scoprire, tra le righe, che a qualcuno è venuto in mente di fargli cantare il vecchio cavallo di battaglia di Raffaella Carrà, "Tanti auguri", canzone del 1978 famosa per l'adagio "com'è bello far l'amore da Trieste in giù". Cambiandone il testo, naturalmente. Non sia mai che qualcuno si scandalizzi.

venerdì 19 febbraio 2010

Ogni scarrafone è magro a mamma sua. Percezioni distorte e obesità infantile

«A mia nonna non è mai importato se avessi rubato, spacciato o [se fossi] affiliato a qualche associazione a delinquere...l'unica preoccupazione era: "Hai mangiato?». A questa saggia nota su Facebook fa eco una ricerca olandese, pubblicata su Acta Pediatrica, che ha rilevato come i genitori tendano a vedere i loro figli come mediamente più magri di quelli che essi in realtà sono. Arrivando ad ignorare quelle avvisaglie di obesità che, se non affrontate per tempo, sono destinate a condizionare la "costituzione fisica" e quindi i futuri problemi, di salute ma anche "sociali", connessi al sovrappeso grave.
La ricerca, fatta tra oltre 800 genitori olandesi, richiedeva ai genitori di indicare quale tra le sagome proposte corrispondesse meglio alla struttura fisica del figlio (di 4 o 5 anni). Secondo i ricercatori, tutti i genitori di bambini normopeso hanno indicato la sagoma più magra, sottostimando anche non di poco la struttura dei figli. Coerentemente, i genitori di bambini sovrappeso hanno ugualmente sottostimato la stazza dei propri figli: il 75% dei genitori di sovrappeso ha infatti indicato sagome di bambini normopeso. Tra i genitori di obesi, il 50% non ha riconosciuto il problema del figlio vedendolo, secondo gli studiosi, «come se fosse di almeno tre taglie più magro».

venerdì 12 febbraio 2010

I panni sporchi si lavano in casa? Così gli italiani tollerano la violenza domestica sui minori

Save the Children ha reso noto, negli scorsi giorni, un rapporto sull'utilizzo delle punizioni corporali in ambito domestico. I dati mostrano, tra l'altro, come un genitore su 4 afferma di utilizzare schiaffi o sculaccioni come metodo correttivo, come oltre il 50% affermi di utilizzare in casi giudicati estremi punizioni corporali e come ben l'81% dei genitori di bambini piccoli si dica disponibile a tollerare, dinanzi a un errore «eccessivamente grave da parte dei figli», l'utilizzo di una forma di punizione violenta, in particolare di uno schiaffo, da parte dell'altro genitore*.

Interrogati riguardo alla possibilità di introdurre una legge che vieti l'utilizzo delle punizioni corporali in ambito domestico, sulla scorta di quanto fatto da altri 15 stati UE, i genitori italiani hanno così risposto: per il 13% una legge di questo tipo sarebbe fondamentale, per il 26% potrebbe essere utile ma comunque non prioritaria, per il 39% sarebbe poco utile e aperta ad applicazioni ambigue. Il 22%, infine, non ne sente per nulla la necessità.
 
In sostanza, 1 genitore su 3 sarebbe favorevole ad uno stop per legge alla violenza domestica sui minori, pur giudicando in molti casi provvedimenti simili "non prioritari", mentre 2 genitori su 3 si dicono scettici, se non apertamente contrari, di fronte a questa "forma di ingerenza" da parte dello stato

mercoledì 18 novembre 2009

Telenovelas in India: Dietro le quinte del "progresso" sociale

«Fin dagli anni '70 la brasiliana Rede Globo manda in onda delle telenovelas che vengono seguite a volte da più di 80 milioni di persone. Sono storie che non rispecchiano la quotidianità delle donne brasiliane come "Desperate Housewives" non rispecchia lo stile di vita dipico dei quartieri residenziali statunitensi.

In un paese come il Brasile, dove il divorzio è stato legalizzato solo nel 1977, quasi un quinto dei personaggi femminili di Rede Globo è divorziato e circa un quarto è infedele. Inoltre, il 72% non ha figli e solo il 7% ne ha più di uno. Nel 1970, invece, le donne brasiliane avevano in media 6 figli.

Ma le telenovelas hanno decisamente conquistato i telespettatori.

mercoledì 11 novembre 2009

Saggio / Maria Stella Gelmini e la mezza battaglia contro la maternità all'italiana

La Ministra dell'Istruzione Maria Stella Gelmini è incinta. E per rassicurare l'intervistatore ed i lettori de Il Giornale, se ne è uscita con questa frase apparentemente banale, in realtà estremamente significativa: «Molto più difficile essere una brava madre che un buon ministro». Questa frase, pur tra tante buone intenzioni, è importante (e in parte grave) per almeno due ragioni.

In primo luogo questa frase rafforza e incoraggia una visione della maternità molto italiana: totale, soffocante, morbosa. In secondo luogo, questa frase svilisce, banalizza, demolisce la politica, il Ministero, il suo stesso lavoro, ed ogni forma di auto-realizzazione complementare o alternativa alla maternità all'italiana.

«Molto più difficile essere una brava madre che un buon ministro»? Veniamo con ordine.