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venerdì 4 marzo 2011

Anti-abortismo e retorica pro-life irresponsabile: L'esempio della Macedonia

Il governo macedone, attraversato da un generale "fanatico fervore religioso" (Osservatorio Balcani), ha intrapreso una campagna pubblicitaria per dissuadere i macedoni dalla pratica dell'aborto (tristemente diffusa, come in molti paesi ex-sovietici: 24 aborti ogni 100 nascite). Nel primo spot, una voce fuori campo elenca i possibili effetti collaterali e le conseguenze negative per la salute della donna provocate dall'aborto, mentre le immagini mostrano un bel bambino felice che si rotola in un lettone. Nel secondo spot, una ragazza comunica al compagno di aspettare un bambino, superando le titubanze e le obiezioni di lui  raccontandogli con aria sognante che il bambino sarà probabilmente maschio, e che certamente somiglierà a lui.

Global Voices riporta le reazioni di diversi attivisti e blogger macedoni che lamentano, tra le tante cose, l'estrema superficialità del messaggio. "It would be normal not to promote abortion. However, the point of this campaign should be reducing the number of unwanted pregnancies, which can be done with another kind of campaign, but also with introduction of sexual education, providing state subsidies for contraceptives, de-stigmatization of oral contraception. Reducing the number of unwanted pregnancies would reduce the number of abortions". A colpire è soprattutto il secondo spot, che sembra un'apologia della genitorialità irresponsabile.

"If there’s any message to this commercial, than it is that two immature individuals, without any conditions to raise children, as a rule, make a totally wrong decision. First they’ll lock themselves indoors forever, but will ruin the life of the innocent child…" commenta un altro blogger.

Inutile dire che tanto la sostanza quanto la forma retorica risultano, anche su questa sponda del Mediterraneo, sorprendentemente familiari.

lunedì 11 ottobre 2010

Se il disagio mentale è una schiavitù genetica

Cosa implica il sostenere che una malattia psicologica, un deficit o un atteggiamento deviante, ha cause genetiche? Sostenere che una tale persona si comporta in un tal modo a causa di qualche predisposizione genetica migliora la sua condizione ed il modo in cui la società lo tratta, o non fa che accrescere lo stigma?

Il Guardian ha affrontato il tema con un articolo agile che però propone diversi spunti di riflessione. Il problema, d'altra parte, è rilevante: sempre più atteggiamenti (dall'ADHD alla propensione al fumo, dall'infedeltà all'omosessualità) vengono infatti imputati a cause genetiche. Secondo i sostenitori di questa visione, spesso inconsistente e frutto di scientismo e meccanicismo superficiale (certa "genetica", più che alla scienza, rimanda alla fisiognomica e alla frenologia) ma molto popolare (anche tra gli stessi malati), sostenere che un atteggiamento ha cause genetiche migliorerebbe l'atteggiamento nei confronti del malato non più incolpabile per ciò che è e quindi, necessariamente, da accettare e rispettare. "Poverino, è nato così, non è colpa sua". Questa convinzione è, tuttavia, assolutamente errata.

sabato 22 maggio 2010

Oltre l'ideologia della vita sempre e comunque?

Ci è stato insegnato che tutte le vite hanno un senso, e che la vita va tutelata sopra ogni cosa sempre e comunque.

A prescindere dalla definizione di ciò che è ancora vita (vedi Eluana Englaro, funerali per feti e simili derive grottesche), ogni affermazione che viola questo principio è in effetti estremamente pericolosa. Primo, perchè nel momento in cui i forti decidono che le vite dei deboli non hanno senso, i deboli rischiano di fare una brutta fine. Secondo, perchè quello di dare a persone il difficoltà il peso ulteriore della certezza di essere vissuti dagli altri come un senza senso, è un atto di crudeltà che non si può tollerare.

Eppure, si fa fatica a non ritrovare qualcosa di giusto nel bel pezzo provocatorio di Massimo Fini di oggi "Una vita basta (e avanza)". La retorica del dovere attaccarsi alla vita contro ogni evidenza senza chiedersi il perchè, del rubare alla morte ogni secondo a qualsiasi prezzo, dell'accanimento terapeutico, in effetti, suona spesso abbastanza ideologica.

mercoledì 24 marzo 2010

Nel Regno Unito torna la sifilide. Il colpevole? Facebook

L'Ansa tocca uno dei suoi punti più bassi riprendendo una notizia proveniente dall'Inghilterra e intitolandola "Gb: torna la sifilide, Facebook tra le cause. Il numero dei malati è triplicato nelle aree dove il social network è popolare". Confesso di aver fatto un piccolo saltello sulla sedia.

Fonte della notizia le dichiarazioni del  professor Peter Kelly, "direttore della Sanità Pubblica nella regione di Teeside" nel nord-est dell'Inghilterra, citato dal Daily Telegraph. Secondo Kelly, la recente impennata di contagi per sifilide, malattia sessualmente trasmissibile, sarebbe da imputare alla diffusione dei social network che renderebbe più facile l'incontro con partner occasionali e quindi la diffusione del contagio.

giovedì 4 marzo 2010

Bambini obesi: anche i nonni hanno le loro colpe oggettive

Giusto pochi giorni fa riportavo i risultati di una ricerca secondo la quale i genitori vedono i loro figli come più magri di quello che in realtà sono. Se per i genitori di bambini normopeso gli errori di percezione li portavano a vedere i figli come più magri del reale, i genitori dei bambini sovrappeso tendevano così a vedere i propri figli come normopeso.

Una parte delle colpe dell'alta obesità infantile, quindi, andrebbe imputata proprio alla superficialità dei genitori. I quali spesso percepiscono in maniera erronea il corpo dei propri figli, sottovalutando in più le avvisaglie di sovrappeso giudicate, fino ad una certa età, sempre e comunque come naturali e fisiologiche se non come sintomo di "buona salute".
Ora una nuova ricerca, pubblicata dall'International Journal of Obesity, punta il dito su un'altra categoria e cioè quella dei nonni. Secondo la ricerca, i bambini tra 6 mesi e 3 anni accuditi costantemente dai nonni hanno il 34% di rischio in più di essere obesi rispetto ai bambini allevati negli asili nido. La percentuale scende al +15% nel caso di bambini che dividono le giornate tra genitori, nonni part-time e/o baby sitter.

venerdì 19 febbraio 2010

Ogni scarrafone è magro a mamma sua. Percezioni distorte e obesità infantile

«A mia nonna non è mai importato se avessi rubato, spacciato o [se fossi] affiliato a qualche associazione a delinquere...l'unica preoccupazione era: "Hai mangiato?». A questa saggia nota su Facebook fa eco una ricerca olandese, pubblicata su Acta Pediatrica, che ha rilevato come i genitori tendano a vedere i loro figli come mediamente più magri di quelli che essi in realtà sono. Arrivando ad ignorare quelle avvisaglie di obesità che, se non affrontate per tempo, sono destinate a condizionare la "costituzione fisica" e quindi i futuri problemi, di salute ma anche "sociali", connessi al sovrappeso grave.
La ricerca, fatta tra oltre 800 genitori olandesi, richiedeva ai genitori di indicare quale tra le sagome proposte corrispondesse meglio alla struttura fisica del figlio (di 4 o 5 anni). Secondo i ricercatori, tutti i genitori di bambini normopeso hanno indicato la sagoma più magra, sottostimando anche non di poco la struttura dei figli. Coerentemente, i genitori di bambini sovrappeso hanno ugualmente sottostimato la stazza dei propri figli: il 75% dei genitori di sovrappeso ha infatti indicato sagome di bambini normopeso. Tra i genitori di obesi, il 50% non ha riconosciuto il problema del figlio vedendolo, secondo gli studiosi, «come se fosse di almeno tre taglie più magro».

mercoledì 17 febbraio 2010

"Funzionamento" degli antidepressivi. Una "bugia buona"?

Che gli psicofarmaci utilizzati per la cura della depressione avessero pressapoco la stessa efficacia del "placebo" (cioè di una pillola inerte somministrata nei test ad alcuni ignari pazienti al posto dell'antidepressivo per verificare quali effetti siano dovuti al farmaco in sè e quali alla semplice suggestione) lo si sapeva da tempo.

Ora, però, la conferma arriva da un'analisi dei test presentati dalle stesse case farmaceutiche all'ente americano che regola l'immissione di farmaci sul mercato (FDA): degli effetti benefici dovuti alla somministrazione dei più comuni antidepressivi, più dell'85% è dovuto alla semplice auto-suggestione, cioè alla convinzione di prendere qualcosa "che ci farà stare meglio", mentre l'efficacia del principio attivo del farmaco si ferma al 15% dei miglioramenti riconducibili ai casi più gravi (1).

Gli psicofarmaci fanno in qualche modo "stare meglio": secondo i dati, sette pazienti trattati su 10 reagiscono alle terapia in maniera giudicata "positiva" (2). Allo stesso tempo, però, almeno 6 pazienti su 10 reagiscono ugualmente "bene" anche se trattati con una caramella qualsiasi che essi credono essere antidepressivo. Si "sentono meglio" perchè il farmaco modifica la loro percezione, e forse perchè attiva qualche molla "inconscia" che porta l'organismo ad affrontare i sintomi in maniera migliore.

In tutti i casi, ad essere reali, scientifiche, sperimentate, sono quindi solo le controindicazioni, gravi fino al certificato aumento di pensieri suicidi, e le spese miliardarie che cittadini, "depressi" e stati sostengono per mantenere in vita questa "bugia buona".

mercoledì 10 febbraio 2010

Overdose da Tantum Rosa e Teoria della Scelta Razionale

Il Tantum Rosa (bustine) non si mangia, nè si usa come colluttorio: si scioglie in acqua, e si utilizza per lavande vaginali. Eppure, i centri intossicazioni italiani segnalano che almeno 50 donne al mese, dall'inizio della nuova campagna pubblicitaria, bevono il preparato andando incontro a vomito, nausea, paresi del cavo orale, vertigini ed allucinazioni.

Colpa della leggerezza con i quali farmaci e parafarmaci vengono pubblicizzati, e della superficialità con la quale sono stati collocati negli scaffali dei supermercati: il farmaco, e soprattutto il parafarmaco, non è infatti un prodotto da acquistare e somministrare con cura, facendo attenzione alle controindicazioni e alla reale necessità, bensì un prodotto commerciale come un altro da assumere, distrattamente, al primo sintomo di malessere fisico.