Visualizzazione post con etichetta Relativismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Relativismo. Mostra tutti i post

mercoledì 18 maggio 2011

La fatica di essere individuo

Cosa succederebbe se scoprissi di avere un antenato fenicio, vichingo o ebreo? Evidentemente, nulla. Non siamo ciò che sta scritto nel nostro sangue, nei nostri geni, nel nostro lignaggio: a parte i lineamenti di fondo e la possibile predisposizione genetica a qualche brutto male, siamo delle bestie culturali. Lo sono pure gli animali, tra l'altro; e noi umani, con tutte le arie che ci diamo, non dovremmo aver dubbi a dire che siamo prima di tutto prodotti dell'ambiente e di noi stessi, non dei nostri avi.

E se domani ci clonassero, l'essere che ne uscirebbe sarebbe uguale a noi soltanto per quanto riguarda la nuda superficie: al di sotto, pensiero sentimenti e propensioni, e al di sopra, vestiti e modo di fare, sarebbe tutt'altro perchè i geni, per quanto riguarda l'identità seriamente intesa, non c'entrano nulla. E allora, che ci clonino pure; a parte il fatto che non avrebbe senso alcuno.

Già essere animali culturali, comporta fatica. Non solo: siamo anche animali individuali.

mercoledì 9 marzo 2011

Dai nonluoghi alle aerotropoli, passando per la realtà

Federico Rampini dedica un articolo (talmente denso di notizie, nomi, citazioni, luoghi ed altri elementi superficiali da risultare quasi illeggibile ed allo stesso tempo poco cogente) alle "Aerotropoli", e cioè - in parole povere - all'evoluzione dei grandi scali aeroportuali internazionali che, nel tentativo di contendersi un flusso crescente di "pendolari globali" e di viaggiatori sulle lunghe distanze, si stanno trasformando sempre più in megalopoli globali in scala dotate di tutto trasformandosi in luoghi sempre più centrali. Vale la pena di rileggersi Augé.
Da spazi anonimi, "tecnici", freddi, cultureless, questi nonluoghi sembrano trasformarsi sempre più in enclave, in cittadelle di una cultura globale e reale che trascende i confini dello spazio senza indebolirsi e senza sfilacciarsi. Tutto il resto è periferia: anche le vecchie città sembrano scomparire, rese inutili e marginali, quasi una scoria, mentre l'economia e le mode saltano di aeroporto in aeroporto, di cittadella finanziaria in cittadella finanziaria, di McDonald's in McDonald's... 

Ma c'è un ma. Come rilevato da Rowan Moore sull'Observer, "despite all this historic futurology, there seem to be quite a lot of boring old cities around still doing reasonably well". Attorno a questi nonluoghi ed al sensazionalismo futurista che li circonda, attorno agli uomini con la valigia ed ai miliardari globali sradicati, le relazioni ed i luoghi sopravvivono: sopravvivono i bar sottocasa, i ristoranti attivi da un secolo, i quartieri dormitorio, le stazioni balneari dove si ritrovano ogni anno le stesse persone, le associazioni di volontariato, le compagnie di teppistelli, gli aperitivi, le confraternite e le sette religiose. 

I luoghi, silenziosamente, vincono sui nonluoghi; ed in gran parte dei casi, i nonluoghi sono una parentesi funzionale alle relazioni ed ai luoghi.

mercoledì 23 febbraio 2011

Cosa c'è di più importante per una comunità del riconoscersi insieme in una epopea

"Cosa c'è di più importante per una comunità del riconoscersi insieme in una epopea?" si chiede Gian Antonio Stella? Migliaia di cose, mi viene da rispondere d'impulso. Basta guardare nel catalogo delle comunità che nella storia si sono riconosciute insieme in un'epopea: chi più di Germania nazista, Europa colonialista, Occidente crociato o Unione Sovietica stalinista, rendono con forza l'idea di comunità che si riconosce in un'epopea? Anna Arendt non ha scritto solo La banalità del male, dopo tutto.

Per prima cosa, dovremmo chiederci quale è il senso di un'epopea condivisa, quali sono i valori su cui si fonda, chi sono i protagonisti; il valore di un movimento sta semmai in questi elementi, e non nel fatto che migliaia (o milioni) di automi si muovano insieme magari sull'onda di una qualsiasi pericolosa filosofia assoluta della storia. Poi ci dobbiamo chiedere: dove ci porterà davvero quest'epopea? E a quale costo? Per arrivare alla domanda centrale: c'è spazio per la diversità, per l'individuo, per l'anticonformista, per l'outsider, per il non cittadino, in questa comunità e in questa epopea, in questa valanga che assorbe tutto ciò che incontra in una melma coesa qualsiasi? Normalmente la risposta è no.

Certe retoriche (Dio, Patria e Famiglia) sarebbe bello poterle lasciare alla destra reazionaria e populista.

martedì 8 febbraio 2011

Donazione di organi e religione: Papa e rabbini ortodossi si tirano fuori

La teoria dei due corpi del re non vale per la Chiesa Cattolica: come riportato dall'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), il corpo del Pontefice deve essere conservato integro, come vuole la dottrina della Chiesa, in quanto – ha spiegato l’arcivescovo polacco Zygmunt Zimowski, ‘ministro’ della Sanità della Santa Sede – “nella sua veste di successore di San Pietro e di pastore universale della cattolicità, appartiene in tutto e per tutto alla Chiesa, sia con l’anima che con il corpo, anche in vista di future e possibili venerazioni”.

Un'opinione, oltre che macabra e anti-sociale, vagamente materialista.


Nel frattempo, il tema della donazione di organi è - come riportato da Al Arabiya - al centro del dibattito in Israele dove alcuni rabbini ortodossi, non riconoscendo come valido al concetto di morte cerebrale (e considerando al contrario un soggetto "vivo" finché il cuore continua a battere), stanno conducendo una campagna a sostegno dell'equazione donazione di organi = omicidio.

giovedì 30 settembre 2010

McDonald's è pulito? Purezza e pericolo al tempo del cibo industriale

Anche se rispetto a qualche anno fa le cose stanno cambiando McDonald’s è, almeno in Italia, ancora fortemente associato all’idea di sporcizia. Mentre le leggende metropolitane sulle cucine dei fast food, sulla scarsa pulizia e sulla dubbia igiene dei prodotti passano in parte di moda tra i giovanissimi, chi ha lavorato presso uno di questi fast food si sente ripetere ancora ad anni di distanza la stessa domanda (che nessuno porrebbe mai a un cuoco o a un barista): «ma com’è, è pulito?». Dimostrarsi scettici riguardo all’igiene del fast food, è una specie di messaggio in codice per far capire all’interlocutore di saperci fare, di saperla lunga, di prestare attenzione – scansando la disinformazione pubblicitaria – a ciò che si mangia.

Eppure, le pubblicazioni accademiche di storia dell'alimentazione concordano su un punto: una fetta consistente del successo originario delle catene di fast food (e in particolare McDonald's) negli Stati Uniti, fin dagli anni '30 e '40 del ‘900, fu dovuta proprio alla sensazione di igiene che McDonald’s e simili riuscirono a trasmettere ai consumatori dell'epoca. McDonald’s sconfisse i piccoli rivenditori anche perché riuscì a rassicurare i clienti: si impose mostrandosi come rigoroso, trasparente e pulito.

venerdì 17 settembre 2010

Infibulazione, stato etico e diritti di cittadinanza

Un articolo di Repubblica rilancia il periodico "allarme infibulazione". Emergono almeno due problemi: il fatto che vi sono donne maggiorenni che vorrebbero sottoporsi volontariamente all'operazione e che sono costrette, visto che ciò in Italia è illegale sempre e comunque, a rivolgersi alle "cliniche" clandestine o ad andare all'estero, ed il fatto che è difficile, specie nelle condizioni attuali, tutelare le bambine nate in Italia (ma non italiane) operate più o meno legalmente all'estero.

Punto primo: c'è una parte di donne maggiorenni, evidentemente minoritaria eppur esistente, che chiede volontariamente di poter subire questo genere di operazione. In assenza di alternative legali e sicure queste donne devono oggi scegliere tra l'operazione clandestina (pericolosissima, ed in cui il "medico" rischia fino a 12 anni di galera) o il viaggio all'estero (le maggiorenni possono farsi infibulare nelle cliniche autorizzate in diversi paesi europei, come la Germania). Un pò come per l'aborto un tempo, e come per eutanasia e fecondazione assistita oggi: lo stato etico proibisce, e le donne (rese non pienamente titolari del loro corpo) sono costrette a rivolgersi alle macellaie (rischiando la pelle e pagando l'operazione a peso d'oro, visti i rischi) o ad andare all'estero. Se qualcuno provasse a proporre restrizioni simili per interventi ben più effimeri ma pericolosi quali tatuaggi, piercing, lampade o ritocchi estetici, chissà quanti (giustamente)  insorgerebbero (eppure stiamo sempre parlando di modificazioni permanenti e volontarie del proprio corpo).

venerdì 4 giugno 2010

Al cento per cento americano

"Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti in- ventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.


Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meri- dionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe del- l'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo.

sabato 22 maggio 2010

Oltre l'ideologia della vita sempre e comunque?

Ci è stato insegnato che tutte le vite hanno un senso, e che la vita va tutelata sopra ogni cosa sempre e comunque.

A prescindere dalla definizione di ciò che è ancora vita (vedi Eluana Englaro, funerali per feti e simili derive grottesche), ogni affermazione che viola questo principio è in effetti estremamente pericolosa. Primo, perchè nel momento in cui i forti decidono che le vite dei deboli non hanno senso, i deboli rischiano di fare una brutta fine. Secondo, perchè quello di dare a persone il difficoltà il peso ulteriore della certezza di essere vissuti dagli altri come un senza senso, è un atto di crudeltà che non si può tollerare.

Eppure, si fa fatica a non ritrovare qualcosa di giusto nel bel pezzo provocatorio di Massimo Fini di oggi "Una vita basta (e avanza)". La retorica del dovere attaccarsi alla vita contro ogni evidenza senza chiedersi il perchè, del rubare alla morte ogni secondo a qualsiasi prezzo, dell'accanimento terapeutico, in effetti, suona spesso abbastanza ideologica.

giovedì 13 maggio 2010

Saggezze antiche o sciocche sequenze di suoni

*post metaforico con soluzione

«Piove, piove: la gatta non si muove, si accende la candela, si dice buonasera» cantilenano dei bambini fuori dalla mia finestra. Chissà da quante generazioni si tramanda questa canzoncina idiota: forse i bisnonni di questi ragazzini, nella loro infanzia, sono stati gli ultimi a vivere veramente il doversi barricare in casa, alla luce di semplici candele, appena fuori fa brutto tempo.

Eppure, nell'era della modernità avanzata che si sfilaccia verso il post, la filastrocca rimane.

D'altra parte, non è fatta perchè qualcuno si ponga delle domande nè per descrivere qualcosa: è ormai un semplice supporto, condiviso e rassicurante, per sprecare un pò di voce. E sono molte le cose che si tramandano così, di generazione in generazione: cose che magari rispettiamo e ripetiamo perchè sembrano connetterci con una qualche saggezza antica e placida, ma che in realtà non sono più che sequenze di suoni.

mercoledì 12 maggio 2010

Lo «spirito missionario portoghese»?

In visita ufficiale in Portogallo, il Papa ha lodato «l'azione missionaria portoghese» nella storia. «Glorioso è il posto che il Portogallo si è guadagnato in mezzo alle nazioni per il servizio offerto alla diffusione della fede» ha detto tra l'altro il Papa nell'omelia, che è partita proprio da una lode all'antico "spirito missionario portoghese" nell'auspicio che «partecipando all’edificazione della Comunità europea, portiate il contributo della vostra identità culturale e religiosa».

I genocidi, il colonialismo, l'imperialismo e l'evangelizzazione armata di decine di milioni di nativi dal '500 in poi; la legittimazione della schiavità, dei furti e delle violenze con la scusa della civilizzazione; i fini discorsi teologici sul diritto a schiavizzare gli indigeni in quanto privi di anima e in quanto bisognosi di etica; le conversioni forzate, i furti ed i contagi; e soprattutto le vette più alte di etnocentrismo, razzismo e disprezzo dell'altro, si trasformano così in "spirito missionario".


martedì 4 maggio 2010

La melina della Lazio è l'anima dello sport

[Il Pensiero Selvaggio per Filopop]

Domenica, la Lazio ha lasciato che l’Inter la sconfiggesse pur di non far vincere lo scudetto ai rivali della Roma. Oggi, i moralisti e le anime candide della domenica si strappano le vesti di fronte a questo atto che definiscono illecito e “anti-sportivo”.

Peccato che molti di coloro che oggi si indignano non siano tifosi romanisti, gli unici ad essere stati effettivamente penalizzati, bensì tifosi juventini, milanisti, napoletani, arrabbiati perchè anche quest’anno lo scudetto verrà vinto dagli arcinemici dell’Inter. E a questo punto sorge una domanda: è più antisportivo il tifoso della Lazio che tifa Inter affinché la Roma non vinca lo scudetto, o il tifoso del Milan che tifa Lazio affinché l’Inter non vinca lo scudetto (nascondendosi dietro la scusa dello "spirito sportivo")?

lunedì 3 maggio 2010

L'invenzione del ristorante vietnamita in Europa

 Il ristorante vietnamita in Europa, così come qualsiasi altro ristorante esotico, è un'invenzione. "Un ristorante vietnamita in Europa è senza dubbio più sconcertante per un vietnamita che per un europeo", scrive il sociologo Jean Pierre Poulain. Se già parlare di cucina vietnamita è semplicistico, il ristorante vietnamita in Europa costituisce un nuovo genere, inventato attraverso l'ibridazione e la messa in scena: è un simbolo di intercultura, che nonostante tutto ha il pregio di introdurci gradualmente all'alterità. 
La globalizzazione dei mercati e la mescolanza delle popolazioni (per effetto delle migrazioni e dello sviluppo del turismo internazionale) favoriscono gli scambi di prodotti e di tecniche culinarie e partecipano di una vasta ibridazione dei modelli alimentari, creatice di diversità. Un ristorante vietnamita in Europa è senza dubbio più sconcertante per un vietnamita che per un europeo. Certo, quello che si mangia lì somiglia un pò a quello che si mangia in Vietnam, e si usano persino le bacchette, ma quante trasformazioni sono state necessarie per renderlo accettabile al modello alimentare europeo! Se per noi l'esotismo è assicurato, non vi è però nessuno sconvolgimento; i piatti sono serviti in porzioni e i menù sono declinati secondo i nostri codici: antipasti, primi, secondi e dessert. Il servizio segue le regole delle nostre usanze a tavola. L'asiatico che arriva in uno dei nostri ristoranti si trova, forse ancor più dell'occidentale, in un universio esotico. Certo, l'arredamento con le vedute della baia di Along, marine o terrestri, e naturalmente i piatti, hanno una qualche somiglianza con ciò che si mangia in Vietnam. "Ma insomma un pasto vietnamita non si svolge così!".


lunedì 19 aprile 2010

L'India e il "progresso", tra gabinetti e telefoni cellulari

In India ci sono più cellulari che gabinetti: Marco Restelli riporta sul suo blog questo lancio di agenzia che descrive il fenomeno. «In India ci sono piu’ telefonini che gabinetti. Secondo stime del 2008, solo il 31% della popolazione indiana, ovvero circa 366 milioni di persone, puo’ permettersi un gabinetto, mentre la maggior parte e’ costretta a fare i propri bisogni all’aperto, un’immagine molto frequente nelle campagne indiane. D’altro canto negli ultimi dieci anni si e’ verificato un vero e proprio boom della telefonia cellulare. Il numero di telefonini ha raggiunto la cifra record di 545 milioni e ogni mese aumenta di 10-15 milioni. Mentre nel 2001 il numero di connessioni era di appena 0,35 per 100 abitanti, questo rapporto e’ ora salito a 45 per 100 abitanti».

Quest'articolo mostra, secondo Marco, come lo sviluppo sia diseguale: le differenze crescono, accrescendo il disagio delle classi marginali, e la ricchezza non si redistribuisce se non in tempi e modi tortuosi.
 
Ineccepibile, ma forse c'è di più. Proviamo a scomporre la notizia.

giovedì 10 dicembre 2009

Saggio / La Pizza nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.

«Diametro non superiore ai 35 cm, bordo rialzato fra 1 e 2 cm, e nel condimento solo pomodori pelati san Marzano, mozzarella di bufala campana Doc, aglio, un filo d'olio, sale e foglie fresche di basilico».

Secondo la Commissione Europea solo un prodotto con queste caratteristiche, ottenuto mediante procedure codificate (di trattamento, di cottura, di conservazione), si potrà fregiare del titolo di “vera Pizza Doc”. Per politici e commentatori questa decisione suggella il riconoscimento dell'eccellenza della cultura italiana, e mette fine agli scempi commessi da tutti quei pizzaioli che, nei decenni, hanno spacciato per vera pizza prodotti "scadenti" insultando la cultura italiana e truffando gli ignari consumatori di tutto il mondo.

Tutto ciò è naturalmente folle. La "vera pizza", infatti, non esiste.