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giovedì 27 dicembre 2012

Servants in India: Cheap household labour is no longer in abundant supply

India, like Britain and America until a century ago, has an established culture of live-in servants. Professional urban families often have a “maid”, usually a young migrant woman, who does everything from dusting to child care. (...) Yet the culture may be changing. In Chennai, a commercial city in southern India, Bangalore, the country’s IT hub, and Goa, a coastal tourism hotspot, families also say it has become harder over the past five years to find live-in staff. Demand is rising as more women go out to work and fewer live in claustrophobic joint families where in-laws act as nannies. Yet supply is falling (...) Economic liberalisation in the past two decades has created a wider range of low-skilled urban jobs. Malls need shop assistants. Offices need errand boys. In rural areas a job-creation scheme for poor households is keeping potential migrants at home. Meanwhile, middle-aged servants have invested in their children’s schooling so that their offspring do not follow in their footsteps. Servants, in turn, are more able than before to demand decent working conditions.(...) Poor treatment is another deterrent. Even progressive families have an unwritten rule that servants should not sit on the same furniture or use the same crockery as their employers. Servants are vulnerable to violence and sexual abuse. Now India’s government is trying to boost servants’ rights.
 Reat the full story @ The Economist

venerdì 2 settembre 2011

Incentivi al merito e motivazione dei dipendenti tra mito, realtà e perversione

Offrire ai dipendenti incentivi di produttività, premi al merito, percorsi di carriera ben definiti e occasioni di convivialità extra-lavorative sembra rendere, come insegna il paradigma (successivo al taylorismo) delle Human Relations, i lavoratori migliori: più motivati, più responsabili, più fedeli, più e meglio produttivi. 

Il New York Times racconta in un lungo reportage l'esperienza di Pret a Manger, catena di fast food specializzati in caffetteria e sandwich che - rispetto ai McDonald's o ai KFC's - si rivolge ad un segmento più alto e sofisticato di consumatori che pretendono - tra le varie cose - un servizio ed un'atmosfera d'eccellenza. Attraverso un complesso e burocratico sistema di piccoli incentivi, scatti, rituali di gratificazione, controlli a sorpresa ed extra, Pret a Manger sembra essere riuscita ad avere dipendenti fedeli, estremamente cordiali nei confronti dei clienti ed altamente performanti (Would you like a smile with that?).

La speranza idea che, nella società dei servizi, il benessere del lavoratore possa essere spontaneamente perseguito dal datore di lavoro perché impiegati soddisfatti e "felici" sono più efficaci e produttivi rappresenta sicuramente una speranza in un'epoca in cui al contrario i lavoratori non hanno più mezzi per far valere nemmeno i diritti conquistati negli scorsi decenni. Tuttavia, non dobbiamo escludere la possibilità che gli incentivi non si traducano poi spesso nella pratica in fumo negli occhi: semplici contentini illusori, attraverso cui convincere il lavoratore a strizzarsi da solo per un'azienda e per un ambiente che in realtà continua a considerarlo e a trasformarlo in un semplice e sostituibilissimo numero.

I ragazzi di Pret a Manger sono forse contenti dei premi, delle serate di svago a spese dell'azienda e degli scatti di carriera; ma chissà che questa felicità non possa svanire molto presto quando si accorgeranno che, dietro a questo apparente compromesso che soddisfa e gratifica tutti, non si nasconde altro che un sistema (l'organizzazione complessa strutturata e centralizzata di cui rappresentano l'ultimo dettaglio) che mira a trasformarli con il minimo dispendio di risorse in "servi volontari" senza avere alcun interesse ad una loro reale crescita.