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giovedì 10 novembre 2011

Per una storia delle cavie umane (1946-2011)

Mentre a Norimberga si processavano i criminali nazisti e l'opinione pubblica mondiale si scandalizzava man mano che l'eugenetica ed i test su cavie umane compiuti dai nazisti venivano alle luce, in Guatemala lo United States Public Health Service (PHS) infettava deliberatamente centinaia di uomini e donne internate nelle carceri e nei manicomi guatemaltechi con il virus della sifilide allo scopo di studiarne decorsi e strategie di cura.

Partendo dalle recenti scuse di Obama per i fatti del Guatemala (e dalle scuse di Clinto per Tuskegee), Project Syndacate ("Mengele in America") ripercorre scandali ancora più recenti che hanno per protagoniste le grandi multinazionali del farmaco e la loro tendenza a de-localizzare i programmi di sperimentazione dei nuovi prodotti su cavie umane. Nel frattempo, Reality Check ripercorre l'evoluzione dei regolamenti attraverso i quali si è cercato di rendere questo genere di sperimentazione il più possibile etico ("From Tuskegee to Transparency: An Evolution in the Ethics and Accountability of Clinical Trials Involving Human Subjects").

giovedì 20 ottobre 2011

La libertà di movimento va di pari passo con la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche?

Il "Brain Drain", cioè il fenomeno per cui i paesi ricchi riescono ad attirare (non necessariamente con incentivi materiali, ma spesso con facilitazioni nella concessione di permessi e visti dedicati alle skilled migrations) migliaia di medici, ingegneri, professionisti e giovani istruiti dai paesi del sud del mondo, è spesso interpretata (storicamente dalla sinistra no-global, recentemente dalle nuove destre europee) come una manovra di stampo neo-colonialista in cui i paesi sviluppati si appropriano a basso prezzo di una risorsa fondamentale, i giovani istruiti e di talento, a discapito dei paesi del sud del mondo (da cui questi ragazzi provengono), che si trovano così privati proprio di quei talenti che avrebbero potuto contribuire al miglioramento della situazione interna. Altra faccia della medesima in medaglia, la battaglia italiana contro la "fuga dei cervelli": anche se in Italia il colpevole è il governo italiano e non i paesi che "ci scippano i talenti" (come se facessimo fatica a riconoscere l'Italia nel ruolo di paese inerme e vessato, quasi da sud del mondo), i cliché sulla fuga dei cervelli dipingono l'emigrazione di questi ragazzi come un grave smacco e come un ostacolo allo sviluppo del paese.
Ma se l'emigrazione dei giovani istruiti è un problema per le patrie di origine, come dovremmo comportarci? Dovremmo forse auspicare una chiusura delle frontiere, dovremmo forse obbligare questi ragazzi a stare "a casa loro" e a fare il bene del paese? Altrimenti: auspicando la libertà di movimento delle persone, e concedendo che ciascuno ha il diritto di inseguire prima di tutto i propri obiettivi e le propensioni, stiamo forse contribuendo all'impoverimento ulteriore del sud del mondo? La libertà di movimento delle persone andrebbe forse messa alla stregua della libertà di movimento dei capitali e delle merci, ed in quanto tale ostacolata o regolamentata affinché non si traduca in un'accentuazione delle diseguaglianze?

In altre parole: (a) la libertà di movimento delle persone va di pari passo con la riduzione delle diseguaglianze e delle ingiustizie economiche, o al contrario (b) le migrazioni non sono altro che un travaso di alcune persone, un "cambiamento di squadra" da parte dei più intraprendenti e dotati, al termine delle quali però i rapporti di forza fra continenti non cambiano o addirittura diventano paradossalmente ancora più asimmetrici? 

Foreign Policy elenca una serie di argomentazioni a favore dell'ipotesi (a), quella dell'armonia fra migrazioni e miglioramento degli equilibri sociali ed economici ("Doctors without boarders"). In estrema sintesi:
  • Le skilled migrations generano un forte flusso di rimesse a vantaggio dei paesi di origine
  • La libertà di movimento crea legami e reti di contatti transnazionali, che possono tramutarsi in occasioni di business
  • La libertà di movimento sono uno stimolo allo scambio di merci (gli emigranti possono trasformarsi in importatori, possono aprire aziende nei paesi di origine, possono aprirvi stabilimenti)
  • La libertà di movimento produce uno scambio di idee (efficienza produttiva, modelli di business, modelli di governance, competenze)
  • La prospettiva di un'emigrazione spinge i giovani (anche quelli che poi non emigreranno) ad istruirsi di più e ad essere più intraprendenti
Probabilmente, bisogna aspettare qualche anno fra le prime ondate di emigranti e la diffusione di sviluppi benefici a vantaggio della popolazione dei paesi d'origine; e probabilmente oggi ci troviamo proprio in quella fase in cui - anche grazie all'emigrazione - le diseguaglianze stanno per ridursi.

lunedì 17 ottobre 2011

Bangladesh: Come rendere la toilette "cool and sexy"?

Anche in Bangladesh, come in India, i telefoni cellulari si diffondono più rapidamente dei servizi sanitari. Tutto ciò, oltre ad essere un problema dal punto di vista sanitario (epidemie, mortalità infantile), sembra far vacillare l'idea che possa esistere una qualsiasi tensione al progresso inteso come conseguimento di condizioni di vita materialmente migliori.

Secondo l'IRIN (agenzia di stampa dell'ONU dedicata ai "paesi in via di sviluppo"), alla base di tutto ciò vi sono due cause fondamentali: le pecche nei programmi governativi per la diffusione dei servizi igienici (ed in generale la scarsità delle infrastrutture e le pessime condizioni abitative), e l'atteggiamento degli stessi bengalesi ben più sedotti dall'opportunità di possedere (ad esempio) un cellulare (status symbol, ma anche straordinaria protesi funzionale alle relazioni sociali) che dall'opportunità di migliorare la propria condizione dal punto di vista igienico-sanitario ("Selling the Toilet Idea")

. Ecco quindi che, a fianco degli interventi governativi sul campo, c'è chi auspica anche programmi volti a spiegare il valore e a rendere allettante l'idea di possedere un gabinetto privati agli abitanti: in altre parole, una campagna di marketing che, ri-connotando il gabinetto come oggetto "cool and sexy", spinga i bengalesi a fare il possibile per procurarsi un bagno privato.
“People don’t associate latrines with health,” said Azizur R. Mollar, who studied sanitation in Dhaka in 2010. “To many Bangladeshis, a toilet is just a concrete platform. Going to the toilet is a matter of practicality. By comparison, he said, the mobile phone has become “a symbol of the betterment of lives” for Bangladeshis, the usage of which has skyrocketed in a decade". [...] Sufficient funding and effective leadership are necessary to improve sanitation in Bangladesh, but smart marketing campaigns are needed, too, those working on the issue said. “Like cell phones, the latrine needs to be perceived as a cool and sexy commodity, something that people desire and want to talk about,” said Rose George, author of Big Necessity: The Unmentionable World of Human Waste and Why It Matters. Comparing sanitation campaigns to the marketing of cell phones, Khairul Islam, country director of WaterAid (the world’s first international NGO dedicated to the provision of safe domestic water, sanitation and hygiene education), said: “Cell phones have been marketed aggressively. You see advertisements on billboards and TV every five minutes, but not even 1 percent of that money has been put into promoting sanitation… There is no specific national strategy on hygiene promotion.” Mollar suggested another reason for the difficulty encountered in drumming up interest in toilets is the absence of clear, immediate and tangible benefits.
(Copyright IRIN)