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lunedì 4 ottobre 2010

Adro Federalista. Pulizia (parziale) dei soli? Purchè la paghi Roma

Disponibilità a eliminare parte dei 700 soli delle Alpi che imbrattano la scuola, a patto che però a pagare sia il Ministero dell'Istruzione. Così Oscar Lancini, colonnello Kurtz della provincia padana, in una lettera ufficiale.

Come prima cosa questa lettera rappresenta un passo indietro rispetto a quanto trapelato finora:  si parla infatti di razionalizzazione e non di rimozione completa dei simboli. Oscar Lancini , da buon zuccone padano, non ci sta a dire di avere sbagliato: si sente accerchiato, si sente braccato. E' come un bullo  finito in una cosa troppo più grande di lui che reagisce con tanta più rabbia impacciata tanto più sente di essere rimasto solo e di avere un torto marcio.

giovedì 16 settembre 2010

La Serracchiani spinge sul dialetto: più leghista della Lega?

Grottesco. Debora Serracchiani, pasionaria e speranza (?) del PD, insorge contro il governo regionale del Friuli, in quota centro-destra, colpevole di aver "attuato una politica di riduzione delle risorse per la valorizzazione e la promozione della lingua friulana (che, è sempre utile ricordarlo, non è un dialetto ma una lingua minoritaria riconosciuta dall’Unione europea e da una legge dello Stato)". Pensate un pò: l'azzeramento dei contributi alle emittenti che trasmettono programmi radio e tv in lingua friulana rappresenterà addirittura un impoverimento culturale e informativo ed una minaccia al pluralismo!

Per favore! Il concetto di pluralismo ha a che fare con le idee, con le posizioni, con i punti di vista, con i contenuti, non con il modo in cui si articolano i suoni (Radio Onde Furlane sarebbe un'emittente di contenuti anche se trasmettesse in italiano). Se proprio avanzano dei soldi da dedicare al pluralismo ed all'informazione perchè non sostenere piuttosto le radio indipendenti in quanto tali o ancora la diffusione delle lingue straniere? C'è tutto un mondo, fuori dal Friuli Venezia Giulia, che produce pensiero, informazione e Cultura in lingua inglese, francese, araba, cinese (e la Serracchiani, parlamentare europea, dovrebbe essersene accorta). Nel frattempo noi abbiamo problemi di analfabetismo di ritorno e sovvenzioniamo il teatro dialettale.

lunedì 13 settembre 2010

Adro: passo falso leghista o vero comunitarismo?

Il bravo Michele Serra torna sulla questione della scuola di Adro con un bel pezzo che vi consiglio di leggere. In particolare, l'articolo di Serra è interessante perchè descrive una situazione esemplare di comunitarismo quasi all'americana: Adro viene descritta come una comunità di evangelici americani completamente fuori dal mondo, un corpo estraneo chiuso su sè stesso in cui tutti condividono un pensiero unico religioso, onnicomprensivo e fanatico, presidiato con energia ed imposto con fare minaccioso a quei pochi che sgarrano dalle leggi del branco. Non dobbiamo prendere questa lettura alla leggera; se non altro perchè nel mondo queste cose esistono (in America si è arrivati ad imporre lo studio del creazionismo, altro che il folklore padano di Adro), e perchè c'è pieno di studiosi che studiano la crescita in Europa di questi gruppi appunto definiti neo-comunitaristi che guarda caso costituiscono la galassia della destra identitaria europea (da Le Pen alla Lega Nord).

Ciò nonostante continuo ad avere i miei dubbi riguardo a queste letture un pò apocalittiche. Ieri mi chiedevo se la mitologia leghista può conquistare davvero le masse padane: davvero la comunità di Adro (o almeno la sua maggioranza leghista) condivide un pensiero, un'ideologia e una mitologia unica? Davvero crede nello stato padano con una bandiera, una filosofia della storia, un Pantheon di eroi, un'intera liturgia pagana nuova?  Davvero gli "intellettuali leghisti" riusciranno a convincere a fondo i cittadini di Adro, al di là di qualche fervente attivista? O queste cose la gente comune in fondo le ignora, o le vive magari con un pò di disagio ("guarda un pò questi quanto si stanno allargando...")? Perchè a fianco dell'idea di una massa indottrinata e fanatica, che pensa e si muove come un corpo solo, non dobbiamo escludere l'immagine alternativa, più italiana: i cittadini di Adro come un gruppo di persone che si salda soltanto attorno ad un set di interessi concreti (razzismo spiccio, generici paradisi comunitari perduti, abbasso Roma ladrona), in un clima sicuramente preoccupante e spaventoso, ma che in fondo è poco interessata al paganesimo ed all'epica leghista.

domenica 12 settembre 2010

La mitologia leghista può conquistare davvero le masse "padane"?

La decisione di tappezzare il nuovo polo scolastico "Gianfranco Miglio" di Adro di simboli leghisti, dai posacenere (fuori da una scuola?!) fino alle "o" dei comunicati appesi in bacheca, è il semplice sintomo di un delirio di onnipotenza. A forza di gongolarsi della favola a metà del "radicamento sul territorio", a forza di credersi appoggiati incondizionatamente da chissà quale maggioranza assoluta, la Lega Nord sta forse finalmente superando la misura: si crede padrona del territorio, e crede che la sua mitologia grottesca abbia fatto breccia tra la popolazione. Ma credo che stiano facendo il passo più lungo della gamba: perfino i cittadini della provincia bresciana si accorgeranno, a questo punto, di trovarsi di fronte ad una forma di potere grottesca. I banchi griffati lega sono un delirio di potenza che la gente della provincia "padana", poco interessata alla mitologia celtica, vivrà probabilmente con imbarazzo: questa gente ha bisogno di politiche razziste e semplicismo spiccio e non di una nuova religione pagana.

Gli studiosi ribadiscono che, tra le forze della Lega, c'è anche la mitologia, i rituali, l'immaginario paganeggiante e le sciocche basi storiche ricostruite alla bell'e meglio in pochi anni di esistenza. Io credo che questo genere di folklore possa funzionare accendendo qualche militante, ma che in fondo non interessi poi tanto a queste genti di provincia abituati a farsi scivolare addosso ideologie, dominazioni, religioni. Anche se la Lega cerca di accreditarsi come realtà autoctona, credo la mitologia e la retorica non piacciano in fondo ai vietcong mansueti e zucconi che popolano la provincia sonnacchiosa del nord Italia.

venerdì 14 maggio 2010

Baby leghiste. Il futuro nelle mani delle ragazze della porta accanto?

La forza della Lega (ma anche dei tanti partiti antropologicamente simili e speculari che stanno spopolando) sta nell'esprimere in maniera perfetta quello che la pancia del paese pensa. E non stupisce che la cosa funzioni tra gli anziani e tra gli adulti, ma soprattutto tra i giovanissimi: il parlare semplice, l'offrire risposte nette, il dividere il mondo in bianco e nero, il ricondurre ogni discorso a pochi slogan, l'elogiare la "saggezza" popolare e i consigli della nonna, è tanto più efficace tanto più l'ascoltatore è certo di avere già capito tutto (e senza sforzo) e di non avere nulla di complicato da imparare. E i giovani di provincia, in questo, non hanno nulla da imparare da nessuno.

Sono ragazze molto comuni, ad esempio, le giovani amministratrici leghiste che Repubblica e Unità si stanno divertendo a videointervistare. Vanno davanti alla telecamera con semplicità, e raccontano le prime cose che le passano per la testa: sono ragazze della porta accanto, spigliate e senza troppi fronzoli, e non si pongono nemmeno il problema di poter risultare inadeguate nel trattare temi di enorme spessore.

Come la posh consigliera comunale Ilaria Montecroci, che dondola le gambe mentre racconta che "ha paura delle altre culture", o come la baby pasionaria Irene Zanichelli che sogna ad occhi aperti, nella sua cameretta pitturata di verde, di potere un giorno raccogliere l'eredità di Calderoli. "Buona" visione

giovedì 6 maggio 2010

"Il diario segreto di Renzo Bossi". Solidarietà al blogger querelato dal "trota"

Michael Abbatangelo è un blogger italo-francese (che non conoscevo, ma che ora conosco).

Ha scritto un diario satirico liberamente ispirato e scherzosamente attribuito a Renzo Bossi, una delle peggiori pagine viventi di nepotismo e cafonaggine in salsa padana, che potete leggere qui. E il "Trota", come tutta risposta, l'ha querelato per diffamazione.

Non ho letto tutto il diario, ma forse la querela (negli stralci riportati da Daniele Sensi) mi sembra ampiamente più grottesca.

domenica 25 aprile 2010

I "guardiani del marciapiede"

«Local small [ethnic] business play a key role in providing urban communities with safety, vitality, and foot traffic in addition to the goods and services they sell. They act as "the eyes" of a community. [...] Storekeepers and other small business are typically strong proponents of peace and order themselves; they hate broken windows and holdups; they hate customers made nervous about safety. They are great street watchers and sidewalk guardians if presented in sufficient numbers» (I. Light e S.Gold, Ethnic Economies, 2000).

"Guardiani del marciapiede": il manuale di sociologia sul tema più diffuso a livello mondiale, descrive così i negozianti immigrati. Essi sono il primo avamposto contro il degrado e contro l'insicurezza delle città desertificate. E non è l'unica loro forma di utilità sociale, come già fatto notare.

Peccato che il "partito della sicurezza e della concretezza", la Lega Nord, li voglia far sloggiare a tutti i costi. Che ne sarà della nostra sicurezza?



sabato 24 aprile 2010

L'utilità sociale del negoziante immigrato

Tutti ne parlano: la Lega Nord ha proposto un provvedimento che vuole obbligare i migranti che desiderano aprire un negozio a superare un test di Italia e a esporre soltanto un'insegna in italiano, dialetto o altra lingua comunitaria.

Da anni la Lega cerca di ostacolare in tutti i modi queste forme di imprenditorialità. Dimenticando che queste persone non fanno altro che rivitalizzare i centri storici, che i commercianti italiani abbandonano perchè non redditizi: perchè sono cambiati i modi di fare la spesa, ed esclusi i pochi anziani residenti, gli acquisti si fanno al centro commerciale più assortito, scintillante ed economicamente competitivo.

Il piccolo negoziante non può competere: a meno che non accetti di azzerare i propri guadagni dedicando tutta la propria vita al negozio, e facendolo semplicemente per tirare a campare.

sabato 6 marzo 2010

Pensa un pò! Ai padani piacciono i "negri" che giocano a pallone

Di questi tempi, anche il fatto che il quotidiano La Padania abbia benedetto la presenza di numerosi ragazzi di colore nella nazionale italiana Under 21, basta forse a fare notizia. L'apertura del quotidiano leghista alla presenza di Balotelli, «qualitativamente il calciatore del nostro futuro», in realtà non dice però nulla di nuovo. Soprattutto non dice che la Padania non sia un quotidiano razzista: il "negro da cortile", trendy e domestico, è stato infatti sdoganato da tempo. E non ha praticamente dato nulla alla causa degli immigrati comuni. Il problema non è modo in cui ci si rapporta a persone dalla pelle diversa: il problema è come ci si rapporta alla differenza. Differenza che va al di là del colore dell'incarnato, ma che non per questo è meno pericolosa.

martedì 23 febbraio 2010

Giovanni Sartori colpisce ancora. Omogeneità e differenza come categorie della percezione

Giovanni Sartori, teorico della destra xenofoba europea, politologo, opinion leader ed editorialista del Corriere della Sera, è ricaduto in uno dei suoi peccati senili più gravi: lo sproloquio xenofobo. Come segnalato da Marco, il noto commentatore ha utilizzato infatti il pulpito offertogli per l'ennesima volta dal Corriere della Sera per l'ormai collaudato mix di chiacchiere da bar e citazioni pseudo-colte a sostegno delle solite tesi xenofobe e razziste sull'impossibilità di creare con i migranti alcuna pacifica convivenza (come se questo fosse uno sfizio ideologico, e non una necessità storica ineluttabile).

Il nuovo editoriale, Multiculturalismo e cattivo vicinato, vuole sostenere che il "modello americano", cioè nel linguaggio di Sartori (linguaggio approssimativo: di fatto il modello americano è quello del melting pot, crogiolo o insalatiera, evidentemente non multiculturale in senso classico bensì tendenzialmente assimilazionista - nell'insalatiera gli ingredienti si mescolano) il modello che mira all'integrazione nel sistema socio-politico dei migranti in una società multiculturale, è fallimentare e inadatto. Secondo Sartori il "multiculturalismo" produce solo, soprattutto in un contesto come il nostro, conflitti e tensioni crescenti. E siccome la presenza di migranti non può che produrre, secondo Sartori, comunità separate, l'ingresso di migranti, di nuovi "vicini di casa" tanto diversi che vanno ad inserirsi in comunità e culture "omogenee", non può portare alcuna integrazione bensì al conflitto. Il riferimento al "vicinato" richiama esplicitamente ai fatti di via Padova, che in realtà non c'entra nulla col resto del discorso.

Secondo Sartori, l'impossibilità di organizzare una pacifica convivenza è per l'appunto ancora più vera in Europa, terra (sempre secondo il nostro) che è abituata ad ospitare gruppi culturalmente omogenei e che quindi non è abituata a confrontarsi con genti diverse. Siccome la differenza genererebbe "naturalmente" tensioni, e siccome l'Europa non sarebbe abituata a confrontarsi con la differenza, Sartori afferma quindi che la pacifica coesistenza multiculturale non è applicabile al contesto europeo. (Una posizione coerente con quel "hanno il diritto a vivere come vogliono, ma a casa loro", che sintetizza quello che Taguieff chiama razzismo differenzialista, la nuova frontiera (senza approdo) del razzismo europeo, di derivazione francese). Naturalmente Sartori non offre possibili soluzioni. Se non, implicitamente e come già affermato esplicitamente in passato, il contrasto ai migranti e a tutti coloro che sostengono la praticabilità di una loro integrazione.

sabato 23 gennaio 2010

Giovanni Sartori, teorico della destra xenofoba europea

«Giovanni Sartori.. Giovanni Sartori... Sartori... aspetta: chi era? Ah sì, quel vecchio studioso che scriveva sul Corriere che i musulmani non sono integrabili sulla base di ricostruzioni storiche e sociologiche ridicole, dando una dignità apparente alle pratiche ed ai proclami xenofobi e controproducenti dell'estrema destra europea...»


Giovanni Sartori (Firenze, 1924 - )
 Teorico della destra xenofoba europea,
padre putativo di Matteo Salvini e di Storm Front

domenica 10 gennaio 2010

Tetto agli alunni stranieri: Un "provvedimento-spot" inapplicabile


Il Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ha annunciato in questi giorni che, a partire dal prossimo anno scolastico, verrà posto un tetto al numero di alunni stranieri per classe. Secondo il progetto, le classi di nuova formazione (prime elementari, medie e superiori) non dovranno avere al loro interno più del 30% di alunni stranieri. L'annuncio, strategicamente dato nei giorni della rivolta di Rosarno, ha suscitato un coro di approvazioni ed uno speculare coro di proteste nonostante sia, nei fatti, inapplicabile.

lunedì 30 novembre 2009

Saggio / La battaglia del crocifisso e l'insostenibile inconsistenza dei simboli

Secondo il viveministro Roberto Castelli, della Lega Nord, il parlamento dovrebbe valutare l'idea di una legge che modifichi la costituzione inserendo il crocifisso nella bandiera nazionale. Il fatto che questa proposta arrivi dall'esponente di un partito che si è scagliato più volte sia contro la bandiera tricolore, sia soprattutto contro le idee di molti altri cristiano-cattolici, è estremamente istruttivo.

Secondo molti, infatti, il crocifisso andrebbe salvaguardato e tollerato perchè rappresenta un'etica e delle radici condivise o almeno condivisibili. Dopo tutto, si dice, il crocifisso non fa nulla di male e non insegna nulla di sbagliato; al contrario, propone valori (condivisi anche dai non credenti) sui quali si fonda d'altra parte anche lo stesso stato nonchè la convivenza civile che tutti auspichiamo. Infine, rappresenta qualcosa in cui ciascuno si può riconoscere: in fondo, anche se lo rifiutiamo, esso sta alla base dell'etica che desidereremmo che tutti seguissero.

Ma siamo davvero sicuri che il crocifisso possa simboleggiare un'etica e una radice? Siamo sicuri che possa davvero simboleggiare una cosa? E in caso, quale cosa?