mercoledì 23 novembre 2011

Essere il gemello di Scarlett Johansson

Non deve essere facile essere fratelli gemelli di una star del calibro di Scarlett Johansson.

Stessa casa natale, stessi genitori, stesso momento storico. Poi stessa scuola elementare, stessi amichetti. Genomi e background simili.

Insieme ad ascoltare le storie della madre, produttrice, o a guardare i telefilm in tv. "Che bello sarebbe esserci, un giorno", hanno magari pensato contemporaneamente.

Stesso specchio, nella cameretta, a cui fare le smorfie e provare i vestitini della domenica.

Poi, stesso teatro scolastico, stessi provini. Hunter è un bel bambino biondo, col caschetto. I primi ingaggi sono suoi.

Il resto è storia.

Oggi Hunter, il gemello di Scarlet, ha un fan club. E' questo, ed ha 9 iscritti.

Momento di celebrità, nel 2009: People l'ha nominato fra i "Single and Sexy Men" del 2008. Secondo il 55% delle rispondenti ad un poll della webzine PopSugar, Hunter può essere effettivamente considerato HOT; secondo il 13% NOT.

martedì 22 novembre 2011

Perché non ce ne importa niente di Silvio Berlusconi [Miguel Martinez]

Miguel Martinez, dal suo blog Kelebek, spiega con eccezionale efficacia perché non ce ne deve importare nulla di Berlusconi (Perché non ce ne importa niente di Silvio Berlusconi). Semplicemente, sottoscrivo in pieno (e rivendico il fatto che Il Pensiero Selvaggio se ne è sempre tenuto alla larga, pagandone in popolarità ed attenzione).

E pensare che la blogsfera italiana (ma anche veri e propri gruppi editoriali) è praticamente nata e cresciuta avvitandosi proprio attorno a questo infelice ma inconsistente personaggio trasformato in fulcro di linee editoriali e di culture (anti)"politiche".

giovedì 17 novembre 2011

Soft Power: I'Hip Hop per ricostruire l'immagine degli USA nel mondo arabo

In 2005, the State Department began sending "hip hop envoys" - rappers, dancers, DJs - to perform and speak in different parts of Africa, Asia and the Middle East. The tours have since covered the broad arc of the Muslim world, with performances taking place in Senegal and Ivory Coast, across North Africa, the Levant and Middle East, and extending to Mongolia, Pakistan and Indonesia. The artists stage performances and hold workshops; those hip hop ambassadors who are Muslims talk to local media about being Muslim in the US. The tours aim not only to exhibit the integration of American Muslims, but also, according to planners, to promote democracy and foster dissent.
L'hip hop, catalizzatore della rabbia giovanile ma anche storica forma di protesta e di richiamo alla partecipazione, ha un ruolo importante nelle periferie (e nelle rivolte) delle capitali del nord Africa (e non solo). Anche per questo, il Dipartimento di Stato USA sta promuovendo la diffusione della cultura hip hop, forma d'espressione nata proprio negli Usa, nell'ambito del più ampio progetto di costruzione del soft power cioè di diffusione degli stili di vita e di pensiero d'oltre-oceano. Non è la prima volta che il Dipartimento di Stato Usa incoraggia processi di questo tipo, nel tentativo di consolidare o costruire l'egemonia del mito americano a colpi di cultura popolare; né è la prima volta che ad essere scelta è una forma espressiva diffusa fra neri, musulmani e membri di altre minoranze americane.

[In the 50's] The jazz tours of the Cold War saw the US government sent integrated bands led by Dizzy Gillespie, Louis Armstrong, Duke Ellington and Benny Goodman to various parts of Africa, Asia and the Middle East to counter Soviet propaganda about American racial practices, and to get people in other countries to identify with "the American way of life". The choice of jazz was not simply due to its international appeal. As historian Penny Von Eschen writes in her pioneering book Satchmo Blows Up the World, in the 1950s, the State Department believed that African-American culture could convey "a sense of shared suffering, as well as the conviction that equality could be gained under the American political system" to people who had suffered European colonialism. Similar thinking underpins the current "hip hop diplomacy" initiatives. The State Department planners who are calling for "the leveraging of hip hop" in US foreign policy emphasise "the importance of Islam to the roots of hip hop in America", and the "pain" and "struggle" that the music expresses.
Ne parla Al Jazeera (Leveraging hip hop in US foreign policy).

In ogni caso,
The choice of hip hop is ironic: The very music blamed for a range of social ills at home - violence, misogyny, consumerism, academic underperformance - is being deployed abroad in the hopes of making the US safer and better-liked.
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Come non pensare a Martelly, ex pop star e oggi presidente haitiano?

mercoledì 16 novembre 2011

Il parco della resistenza: Disneyland Hezbollah-style

E' costato 4 milioni di dollari, è stato fortemente voluto da Hezbollah ed ha l'ambizione di attirare 130.000 turisti nei primi 10 giorni di apertura. Famiglie con bambini al seguito in gita per scoprire l'epopea (ancora aperta) della resistenza nazionale: è il museo della resistenza ad Israele, aperto nel maggio 2010 nel sud del Libano.
A terrestrial and sub-terrestrial museum aimed at closely identifying the unique experience of the Islamic resistance in Lebanon against the Israeli enemy from the beginning of the occupation of Lebanon's capitol, Beirut, in 1982.
 Foreig Policy, dopo averne parlato (Resistance Land), lo ha recentemente visitato scattando alcune fotografie significative (The Tourist Park of God).

Scrive FP, "all countries have different ways of commemorating their battles. From memorials to museums, part of moving on from war is defining the narrative surrounding it".

 

martedì 15 novembre 2011

Lo spirito missionario dei Mormoni

Mitt Romney, in corsa per il ruolo di candidato repubblicano alle elezioni negli Stati Uniti, è solo uno fra i tanti mormoni protagonisti della vita pubblica americana. 

In un interessante articolo, Al Arabiya getta uno sguardo sul mondo dei Mormoni ed in particolare su uno degli aspetti più caratteristici, il lungo periodo di predicazione condotta all'estero dai giovani fra cui Romney, in Francia dal 1966 al 1968 ("Mitt Romney and his time as a missionary in France"). 

Cresciuti in comunità rigide e chiuse, i giovani mormoni vengono spediti, poco più che ventenni, in una delle tante missioni mormone sparse per il mondo (dall'Europa all'Africa). Lontani da casa, accolti in piccole comunità di frontiera, i ragazzi devono imparare ad arrangiarsi e a comunicare con le persone: il loro obiettivo è infatti quello di macinare chilometri e di bussare ad ogni porta testimoniando e tentando di convincere perfetti sconosciuti della bontà del loro messaggio religioso.

Fra le tante possibili esperienze di formazione, sicuramente una delle più interessanti e valide in circolazione.

giovedì 10 novembre 2011

Per una storia delle cavie umane (1946-2011)

Mentre a Norimberga si processavano i criminali nazisti e l'opinione pubblica mondiale si scandalizzava man mano che l'eugenetica ed i test su cavie umane compiuti dai nazisti venivano alle luce, in Guatemala lo United States Public Health Service (PHS) infettava deliberatamente centinaia di uomini e donne internate nelle carceri e nei manicomi guatemaltechi con il virus della sifilide allo scopo di studiarne decorsi e strategie di cura.

Partendo dalle recenti scuse di Obama per i fatti del Guatemala (e dalle scuse di Clinto per Tuskegee), Project Syndacate ("Mengele in America") ripercorre scandali ancora più recenti che hanno per protagoniste le grandi multinazionali del farmaco e la loro tendenza a de-localizzare i programmi di sperimentazione dei nuovi prodotti su cavie umane. Nel frattempo, Reality Check ripercorre l'evoluzione dei regolamenti attraverso i quali si è cercato di rendere questo genere di sperimentazione il più possibile etico ("From Tuskegee to Transparency: An Evolution in the Ethics and Accountability of Clinical Trials Involving Human Subjects").

martedì 8 novembre 2011

Sulla presunta "sacralità" del matrimonio

Ha senso parlare di "sacralità" del matrimonio come se il matrimonio fosse un'istituzione stabile, inevitabile, monolitica, connaturata alla natura umana? Non è forse la stessa storia del "matrimonio" a mostrare come il suo significato sia mutato nel tempo, assecondando (e partecipando) le rivoluzioni materiali e culturali? Perché quindi tanto astio verso le nuove forme di unione, o semplicemente verso le visioni meno istituzionali e ortodosse della vita di coppia? Non è forse la stessa "sacralità del matrimonio" una fra le tante retoriche, l'estrapolazione di una fra le tante visioni che costituiscono il flusso mutevole delle relazioni fra persone?

Se ne parla, seguendo rapidamente ma significativamente l'evoluzione di questa istituzione nella storia, su Alternet ("Wife Auctions? Why Marriage Has Never Had Any "Sanctity")

mercoledì 2 novembre 2011

Università: I neolaureati USA sono una bolla

The Occupy Wall Street movement is heavily populated with students. Many without jobs, they are groaning under the impossible load of student debts that have been excluded from the usual consumer protections. A whole generation of young people has been seduced into debt peonage by the promise of better jobs if they invest in higher education, only to find that the jobs are not there when they graduate. If they default on their loans, lenders can now jack up interest rates and fees, garnish wages and destroy credit ratings; and the debts can no longer be discharged in bankruptcy
I giovani americani hanno sulle spalle, nel complesso, 1 trilione di dollari di debiti contratti per pagare costosi studi universitari ("Toxic Student Debt Might Blow Up Our Economy", Alternet). Più che il futuro e la speranza del paese, i giovani americani si ritrovano a non essere altro che l'ennesima bolla pronta a deflagrare.

Una tragedia sociale ed economica, somma di milioni di tragedie individuali, che dovrebbe da sola essere sufficiente a farci rivalutare (e difendere) il sistema dell'università pubblica italiana.

lunedì 31 ottobre 2011

Il declino dei Social Network [David Shing]

Forse, i social network sono davvero arrivati al loro punto di massima espansione.  Esaurito l'effetto novità, e soprattutto affogate nel rumore di fondo l'utilità e l'efficacia iniziale, i social network "tradizionali" sono oggi il luogo del caos, del chiasso ingovernabile, dei patetici e dei seccatori. 

Lo spam e l'overload informativo stanno uccidendo i social network: e se è vero che i valori del futuro online sono per reazione l'ordine, la selezione e l'essenzialità, è altrettanto evidente che chi continua (o inizia ora) a fare promozione attraverso i social network, aziende o conoscenti reali, non solo rischia di perdersi fra la folla dei disturbatori: addirittura, rischia di passare a sua volta per seccatore producendo nei (pochi) lettori rimasti una sensazione di fastidio.

L'ultima possibilità di salvezza dei social network, nati come reti trasparenti e decentralizzate, sembrano essere i filtri.
David Shing, the man who helps figure out future trends for AOL, is fed up with Facebook and Twitter. In fact he has told his bosses that defriending and unfollowing are going to be the next big thing as users realise that the increasing "noise" on social networks is counterproductive. "The web is so overwhelming, so then it becomes underwhelming [because] it's so hard to find anything," he says."People are going to start defriending people who constantly tweet and post on Facebook with rubbish info," he said. Similarly for brands, he said it's very dangerous for companies to get involved on social networks unless they can guarantee a meaningful conversation. "If I invite a brand into my home, there better be a good reason for them to come in." ("Time to cut the Facebook and Twitter clutter, says AOL's 'digital prophet'")

giovedì 20 ottobre 2011

La libertà di movimento va di pari passo con la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche?

Il "Brain Drain", cioè il fenomeno per cui i paesi ricchi riescono ad attirare (non necessariamente con incentivi materiali, ma spesso con facilitazioni nella concessione di permessi e visti dedicati alle skilled migrations) migliaia di medici, ingegneri, professionisti e giovani istruiti dai paesi del sud del mondo, è spesso interpretata (storicamente dalla sinistra no-global, recentemente dalle nuove destre europee) come una manovra di stampo neo-colonialista in cui i paesi sviluppati si appropriano a basso prezzo di una risorsa fondamentale, i giovani istruiti e di talento, a discapito dei paesi del sud del mondo (da cui questi ragazzi provengono), che si trovano così privati proprio di quei talenti che avrebbero potuto contribuire al miglioramento della situazione interna. Altra faccia della medesima in medaglia, la battaglia italiana contro la "fuga dei cervelli": anche se in Italia il colpevole è il governo italiano e non i paesi che "ci scippano i talenti" (come se facessimo fatica a riconoscere l'Italia nel ruolo di paese inerme e vessato, quasi da sud del mondo), i cliché sulla fuga dei cervelli dipingono l'emigrazione di questi ragazzi come un grave smacco e come un ostacolo allo sviluppo del paese.
Ma se l'emigrazione dei giovani istruiti è un problema per le patrie di origine, come dovremmo comportarci? Dovremmo forse auspicare una chiusura delle frontiere, dovremmo forse obbligare questi ragazzi a stare "a casa loro" e a fare il bene del paese? Altrimenti: auspicando la libertà di movimento delle persone, e concedendo che ciascuno ha il diritto di inseguire prima di tutto i propri obiettivi e le propensioni, stiamo forse contribuendo all'impoverimento ulteriore del sud del mondo? La libertà di movimento delle persone andrebbe forse messa alla stregua della libertà di movimento dei capitali e delle merci, ed in quanto tale ostacolata o regolamentata affinché non si traduca in un'accentuazione delle diseguaglianze?

In altre parole: (a) la libertà di movimento delle persone va di pari passo con la riduzione delle diseguaglianze e delle ingiustizie economiche, o al contrario (b) le migrazioni non sono altro che un travaso di alcune persone, un "cambiamento di squadra" da parte dei più intraprendenti e dotati, al termine delle quali però i rapporti di forza fra continenti non cambiano o addirittura diventano paradossalmente ancora più asimmetrici? 

Foreign Policy elenca una serie di argomentazioni a favore dell'ipotesi (a), quella dell'armonia fra migrazioni e miglioramento degli equilibri sociali ed economici ("Doctors without boarders"). In estrema sintesi:
  • Le skilled migrations generano un forte flusso di rimesse a vantaggio dei paesi di origine
  • La libertà di movimento crea legami e reti di contatti transnazionali, che possono tramutarsi in occasioni di business
  • La libertà di movimento sono uno stimolo allo scambio di merci (gli emigranti possono trasformarsi in importatori, possono aprire aziende nei paesi di origine, possono aprirvi stabilimenti)
  • La libertà di movimento produce uno scambio di idee (efficienza produttiva, modelli di business, modelli di governance, competenze)
  • La prospettiva di un'emigrazione spinge i giovani (anche quelli che poi non emigreranno) ad istruirsi di più e ad essere più intraprendenti
Probabilmente, bisogna aspettare qualche anno fra le prime ondate di emigranti e la diffusione di sviluppi benefici a vantaggio della popolazione dei paesi d'origine; e probabilmente oggi ci troviamo proprio in quella fase in cui - anche grazie all'emigrazione - le diseguaglianze stanno per ridursi.

mercoledì 19 ottobre 2011

Antropologia del "Bunga Bunga": il caso Kubilai Khan [Marco Polo]

Primo '300: Marco Polo scosta i veli dell'"harem" di Kubilai Khan, per raccontare di come il Khan (Cane nella lingua del Milione) ami circondarsi di decine di giovani fanciulle, scelte dai suoi aiutanti dopo una seria selezione (e per l'orgoglio dei genitori), prendendosene cura, istruendole ed infine maritandole con i suoi più cari baroni (realizzando un grande ascensore sociale).

Lo gran signore dei signori, che Coblay Cane è chiamato, [...] ha quattro femmine, le quali tiene per sue diritte mogli. [...] Elle sono chiamate imperatrici, [...] e ciascuna di queste donne tiene corte per sè. [...] E quando vuole giacere con alcuna di queste donne, egli la fa venire in sua camera e talvolta vae alla sua. 

Egli tiene inoltre molte amiche; e dirovvi come è una provincia nella qual abitano Tartari che si chiaman Ungut, e la città similmente, le genti della qual sono bellissime e bianchissime, e il gran Can ogni due anni, secondo che lui vuole, manda alla detta provincia suoi ambasciatori, che li truovino delle più belle donzelle, secondo la stima della bellezza che lui li commette, quattrocento, cinquecento, più e manco secondo che li pare, le quali donzelle si stimano in questo modo. Giunti che sono gli ambasciatori, fanno venir a sé tutte le donzelle della provincia, e vi sono li stimatori a questo deputati, i quali, vedendo e considerando tutte le membra di ciascuna a parte a parte, cioè i capelli, il volto e le ciglia, la bocca, le labra e l'altre membra, che siano condecenti e conformi alla persona, e stimano alcune in caratti sedici, altre dicessette, diciotto, venti e più e manco, secondo che sono più e manco belle. E se 'l gran Can ha commesso che le conduchino della stima di caratti venti o ventuno, secondo il numero a loro ordinatoli quelle conducono. 

E giunte alla sua presenza le fa stimare di nuovo per altri stimatori, e di tutte ne fa eleggere per la sua camera trenta o quaranta che siano stimate più caratti, e ne fa dare una a ciascuna delle moglie de' baroni, che nelle sue camere le debbano la notte diligentemente vedere, che non siano brutte sotto panni o difettose in alcun membro, e se dormono soavemente e non roncheggino, e se rendono buon fiato e soave, e che in alcuna parte non abbino cattivo odore. E quando sono state diligentemente esaminate si dividono a cinque a cinque, secondo che sono, e ciascuna parte dimora tre dì e tre notti nella camera del signore, per far ciascuna cosa che li sia necessaria; quali compiuti si cambiano e l'altra parte fa il simile, e così fanno fin che compino il numero di quante sono, e dopo ricominciano un'altra volta. 

Vero è che, mentre una parte dimora nella camera del signore, l'altre stanno in un'altra camera ivi propinqua, di modo che se il signore ha bisogno di qualche cosa estrinseca, come è bere e mangiare e altre cose, le donzelle che sono nella camera del signore comandano a quelle dell'altra camera che debbano apparecchiare, e quelle subito apparechiano, e così non si serve al signor per altre persone che per le donzelle. 

E l'altre donzelle che furono stimate manco caratti dimorano con l'altre del signore nel palagio, e gl'insegnano a cucire e tagliar guanti e far altri nobili lavori; e quando alcun gentiluomo ricerca moglie, il gran Can li dà una di quelle con grandissima dote, e a questo modo le marita tutte nobilmente

E potrebbesi dire: non s'aggravano gli uomini della detta provincia che il gran Can li toglia le lor figliuole? Certamente no, anzi si reputano a gran grazia e onore e molto si rallegrano color che hanno belle figliuole che si degni d'accettarle, perché dicono: "Se la mia figliuola è nata sotto buon pianeto e con buona ventura, il signor potrà meglio sodisfarla, e la mariterà nobilmente, la qual cosa io non sarei sufficiente a sodisfare". 
(Marco Polo, Il Milione, capitolo LXIX)
 

lunedì 17 ottobre 2011

Bangladesh: Come rendere la toilette "cool and sexy"?

Anche in Bangladesh, come in India, i telefoni cellulari si diffondono più rapidamente dei servizi sanitari. Tutto ciò, oltre ad essere un problema dal punto di vista sanitario (epidemie, mortalità infantile), sembra far vacillare l'idea che possa esistere una qualsiasi tensione al progresso inteso come conseguimento di condizioni di vita materialmente migliori.

Secondo l'IRIN (agenzia di stampa dell'ONU dedicata ai "paesi in via di sviluppo"), alla base di tutto ciò vi sono due cause fondamentali: le pecche nei programmi governativi per la diffusione dei servizi igienici (ed in generale la scarsità delle infrastrutture e le pessime condizioni abitative), e l'atteggiamento degli stessi bengalesi ben più sedotti dall'opportunità di possedere (ad esempio) un cellulare (status symbol, ma anche straordinaria protesi funzionale alle relazioni sociali) che dall'opportunità di migliorare la propria condizione dal punto di vista igienico-sanitario ("Selling the Toilet Idea")

. Ecco quindi che, a fianco degli interventi governativi sul campo, c'è chi auspica anche programmi volti a spiegare il valore e a rendere allettante l'idea di possedere un gabinetto privati agli abitanti: in altre parole, una campagna di marketing che, ri-connotando il gabinetto come oggetto "cool and sexy", spinga i bengalesi a fare il possibile per procurarsi un bagno privato.
“People don’t associate latrines with health,” said Azizur R. Mollar, who studied sanitation in Dhaka in 2010. “To many Bangladeshis, a toilet is just a concrete platform. Going to the toilet is a matter of practicality. By comparison, he said, the mobile phone has become “a symbol of the betterment of lives” for Bangladeshis, the usage of which has skyrocketed in a decade". [...] Sufficient funding and effective leadership are necessary to improve sanitation in Bangladesh, but smart marketing campaigns are needed, too, those working on the issue said. “Like cell phones, the latrine needs to be perceived as a cool and sexy commodity, something that people desire and want to talk about,” said Rose George, author of Big Necessity: The Unmentionable World of Human Waste and Why It Matters. Comparing sanitation campaigns to the marketing of cell phones, Khairul Islam, country director of WaterAid (the world’s first international NGO dedicated to the provision of safe domestic water, sanitation and hygiene education), said: “Cell phones have been marketed aggressively. You see advertisements on billboards and TV every five minutes, but not even 1 percent of that money has been put into promoting sanitation… There is no specific national strategy on hygiene promotion.” Mollar suggested another reason for the difficulty encountered in drumming up interest in toilets is the absence of clear, immediate and tangible benefits.
(Copyright IRIN)