Ore 21 circa, piazzale della stazione.
Fa freddissimo: è già notte da ore, ed il respiro si condensa in vistosi sbuffi di vapore. In giro non c'è praticamente nessuno: i pochi passeggeri scendono dal treno e attraversano il piazzale in un volo per scomparire inghiottiti dall'automobile di un amico, di un genitore.
La piazza, di pietre grigie, è come candida sotto la luce intensa dei lampioni. A un lato del piazzale, in un angolo buio, sotto un piccolo albero, aspettano placidi due ragazzi di colore. Hanno giubbotti e pantaloni scuri, e cuffie nere calcate sulla fronte; solo, di tanto in tanto, estraggono una mano dalla tasca per afferrare la sigaretta accesa che custodiscono tra le labbra.
Blog non allineato di Società e Culture in Movimento nell'Orizzonte del Finito
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giovedì 17 dicembre 2009
martedì 15 dicembre 2009
Visioni Metropolitane / La feroce Primavera dei musicisti gitani
Sono le ore 13 di un martedì di metà dicembre. La metropolitana è quasi piena: se non altro così stipati il freddo si sente di meno! Ci sono studenti, qualche straniero, tante persone non meglio connotabili. Il soffitto della carrozza, bianco e lucido, riflette tutti come in un sogno, solo un pò più languidi e rimescolati. Due uomini di mezza età, ben vestiti, parlano ad alta voce di cantieri dondolando un pò; a parte loro, il chiasso del treno in corsa ricopre e cancella ogni altro suono.
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