Si è costituito, al Viminale, il "Comitato per l'Islam italiano", un tavolo di lavoro nominato dal Ministero degli Interni composto da "esperti" che dovrà fornire «idee e proposte» e, soprattutto, legittimazione, alle scelte del governo in tema di integrazione della "minoranza musulmana": «moschee, formazione degli imam, matrimoni misti, burqa etc».
Sulla composizione e sul clima che tirerà nel comitato (zeppo di anti-musulmani militanti e di "musulmani moderati da salotto"), si sono già espressi Lorenzo Declich e Miguel Martinez. Io vorrei invece concentrarmi sulle ragioni per le quali il Comitato, al di là della composizione, è concettualmente sbagliato, inefficace, superficiale.
L'idea alla base di questo Comitato è infatti emblematica di come l'Italia affronta, in maniera sbagliata, le questioni poste dall'immigrazione: Ottica emergenziale e repressiva, riduzione della tematica inclusione al conflitto "cristianesimo-islam", nessun interesse per la rappresentatività.